lunedì 19 gennaio 2015

COSE CHE ACCADONO, VA BENE, PERO'...

...qualche domandina è opportuno che me la ponga e cioè:
-perche?
-Come?
-Ha qualche significato?
Io sono un abitudinario testardo a volte persino paranoico ma il motivo è che così agendo evito di dimenticare almeno le cose più indispensabili per non chiedere aiuto al prossimo. Ed ecco soltanto tre piccoli esempi di cose che mi sono accadute di recente.
Vado per ordine:
1) il fazzoletto. Il mio abbigliamento casalingo consiste in un paio di calzoni leggeri o pesanti a seconda delle stagioni e da un sopra che a volte è una maglietta altre un tipo di giacchetta con tre o quattro bottoni, senza colletto. Il fatto dolente è che non ci sono tasche. La fabbrica di tali indumenti ha voluto risparmiare nella confezione oppure ha pensato che chi usa l'indumento non si raffredda mai e quindi non ha bisogno di un asciuganaso? Per porvi rimedio inserisco un fazzoletto nei pantaloni che per mia fortuna hanno un elastico invece che bottoni o laccetti e pertanto lui resta lì fermo. Quando mi spaparanzo la sera per vedermi qualcosa di decente e interessante in TV allora poggio l'asciuganaso alla mia destra, a portata di mano. Un paio di sere fa, spenta la TV, mi preparo per infilarmi nel letto, vado per prendere il fazzoletto e non lo trovo. Cerco a destra, a manca, sopra, sotto, davanti, dietro, nulla. Sparito. Lo cerco per buoni dieci minuti, niente. Sto per rassegnarmi quando all'improvviso vedo il ricercato sempre accanto dove ero seduto prima ma a sinistra invece che a destra. Naturalmente lo rimprovero ma tace, preferisce adottare la tattica del silenzio e avvalersi della facoltà di non rispondere;
2) gli occhiali. Quando me li tolgo la sera prima di spogliarmi per mettermi a dormire o la mattina per rivestirmi, li poggio sempre sul ripiano di una libreria.
Ieri mattina mi sono alzato, rivestito e pronto a mettermi gli occhiali ma dove sono? Scomparsi. Li cerco disperatamente per tutta casa, niente. Mi rassegno, prendo un paio di occhiali di riserva adatti solo per leggere quando mi accorgo che gli occhiali titolari sono lì dove li poggio sempre. Ehi dico, mascalzoncelli, dove siete andati? A fare un giretto? Silenzio di tomba.
3) il miele. La mia colazione mattutina consiste in una tazza di TeAti con dentro un cucchiaino di miele millefiori e qualche fetta biscottata. Niente caffè e neppure zucchero. Il barattolo del miele è poggiato sul ripiano di un mobile da cucina e ciò da saecola e saeculorum tanto che anche a luci spente o ad occhi chiusi basta che allunghi la mano e lo faccio mio. Questa mattina però non è andata così in quanto il barattolo con il miele non era al solito posto. E dove sarà? Qualcuno gli ha cambiato posto? Mi metto alla sua ricerca nei pensili, nei sottopensili, per controllare meglio apro e chiudo complessivamente quattordici sportelli ma senza ottenere alcun risultato. Saranno venute le api con in testa l'ape regina a riprendersi il frutto del loro lavoro? Mi rassegno, siedo, metto il te nella tazza e, dando un ultimo sguardo alla ricerca del miele perduto ecco che lui è là, dove sempre è stato e che, beffardamente, mi saluta.
Insomma: coincidenze? Illusioni ottiche? Rimbambimento? Forse le tre insieme? Chissà.

lunedì 12 gennaio 2015

TI VOLEVO SCRIVERE...

...per dirti bentornata nella tua casa, dai tuoi cari, fra le tue cose.
Penso che era ciò che più desideravi, ma anch'io credimi perché questo mi avrebbe tranquillizzato molto. Quando poco prima della tua partenza mi chiedesti di astenermi dal contattarti sia per telefono che per iscritto non mi sono adombrato giacché mi affermasti che in questo modo avresti meglio affrontato il problema. Io ho compreso benissimo e mi sono attenuto scrupolosamente a quello che mi dicesti di fare o meglio di non fare. Sapessi però quante volte mi è venuto l'impulso di farlo. Ho commesso oggi l'errore di rispondere al cellulare credendo che eri te che chiamavi ed invece mi sono sbagliato. Nel frattempo mi contento di vedere il tuo viso ovunque io giri lo sguardo. Arrivo al punto di "vederti" scrutando il volto di alcune protagoniste di film o filmati, oppure incrociando giovani e meno giovani donne mentre cammino o mi reco in qualsiasi luogo. Insomma una specie di ossessione la mia in quanto le espressioni del tuo volto mi si affacciano continuamente dinanzi gli occhi. Come i tuoi di occhi scuri, le tue labbra carnose con quella superiore perfettamente delineata, le tue fossette sulle guance quando sorridi, i tuoi lunghi capelli castani che coprono il tuo bellissimo collo. Mi ha molto aiutato per l'attesa ciò che mi promettesti. Mi dicesti con tono affettuoso che dopo saresti venuta a trovarmi e che, avvertendomi qualche giorno prima, mi avresti precisato giorno ed ora in cui saresti arrivata in treno alla stazione centrale poiché ti avrebbe fatto piacere trovarmi al tuo arrivo.
Ed ecco allora immaginarmi come sarà quel giorno.
"""Sono lì in stazione, sulla pensilina accanto al binario destinato al tuo treno. Non appena si ferma vedo la tua mano sporgere dal finestrino del vagone a farmi un cenno di saluto perché tu mi hai riconosciuto tra la gente che si accalca lì vicino. Tu scendi dal treno, poi ci veniamo incontro e ci abbracciamo, di slancio senza dire una parola. Non è necessario chiederti com'è andato il viaggio o come stai. Il nostro corpo parla, il nostro cuore batte forte e questo significa tutto. Ti allontano un attimo il viso e ti guardo negli occhi: sono leggermente velati di lacrime ma il tuo forte carattere ha il sopravvento e sorridi quasi a voler prendere in giro te stessa per questo breve cedimento. Ci abbracciamo ancora più forte fino a farci male e ci baciamo. Poi ci stacchiamo, ci avviamo verso l'uscita e verso la tua temporanea residenza. Mi spieghi ancora una volta che sei qui per lavoro, che il tuo soggiorno sarà molto breve purtroppo e che coglierai l'occasione per trascorrere tutto il tuo tempo libero con me. Adesso però conta come sfruttare queste ore, da soli, noi due. Certamente ci abbracceremo, ci baceremo, ci ameremo insomma, prima, durante e dopo. Sono certo che tu sarai dolce e tenera mia affascinante creatura."""
COSI' SARA'.

mercoledì 7 gennaio 2015

ANALISI (e una voce di dentro)

A volte mi fermo ma non perché stia camminando e mi occorre fare una sosta, ma la faccio pur stando in casa e concedo uno stop a ciò che faccio: leggere, scribacchiare, vedere film sul pc o TG in TV. E allora mi ritornano in mente ricordi specialmente quelli di più antica data. Mi domando,ed ovviamente mi rispondo da solo, ma come ho potuto compiere un certo gesto o mettermi in certe situazioni? Oppure ricordare alcune piacevolezze giacché anch'io ho potuto vivere momenti che potrei senza dubbio definire favorevoli, positivi, qualcuno anche con rimpianti che in realtà non bisognerebbe averne pur avendo commesso errori che avrei dovuto evitare di fare. Dentro di me mi dico che sono tutte esperienze utili, direi necessarie perché servono a farti sempre di più apprezzare la vita sia quella passata che quella presente e, per chi può, anche quella futura. Adesso però mi chiedo ma perché sto facendo tutte queste elucubrazioni? Ad essere sinceri non lo so il perché mentre invece, questo lo so, dovrei starmene quieto e tranquillo anche con la mente, i ricordi, la fantasia e tutto il resto. Chissà forse sto tirando delle somme e capire, io per primo, che diavolo ho combinato nella mia vita e per la mia vita. E se mi chiedessi se sono soddisfatto oppure no?Mi sa che è meglio tornare a qualche mia attività e non pormi ulteriori domande.Punto e accapo.
"Nel mio piccolo" probabilmente è una piccola frase piuttosto banale, detta e ridetta...(E ALLORA NON LA DIRE) = sì, forse sarebbe meglio...(APPUNTO) = però non riesco a fare a meno...(DI COSA?) = del fatto che questa piccola frase sveli in realtà una volontà ben precisa....(QUALE?) = quella di voler dimostrare il contrario...(SAREBBE A DIRE?) = quando qualcuno racconta di sé quale persona è oppure quello che fa o ha fatto...(CHE SUCCEDE?) = cerca sempre di far sapere di essere o di essere stato invece qualcosa di diverso, magari migliore...(NON CAPISCO) = mi spiego meglio... (BUONA IDEA) = è come se ci si volesse autostimare..(CHE C'E' DI MALE?) = c'è perché dovrebbero essere gli altri a dire chi sei e come sei... (QUESTO NON E' POSSIBILE) = perché mai? (PERCHE' SOLO SE STESSI POSSONO CAPIRE IN REALTA' CHI SONO E COME SONO) = certo, ma devono dirsi la verità e conoscersi a fondo...(NON LO FARANNO MAI, NON AMMETTERANNO MAI I PROPRI DIFETTI MENTRE FARANNO DEL TUTTO PER FAR MOSTRA DI QUALCHE PREGIO) = mi viene da ridere...(CHE C'E' DI COMICO?) = è che sto pensando alla frase "nel mio piccolo" la quale, f isicamente parlando, non solo è adatta a me data la mia statura ma lo è anche riguardo al mio quoziente d'intelligenza e di cultura... (VA BEBE, PIANTAMOLA QUI) = perché? (SEMPLICE, PERCHE' SPERI COSI' DI SENTIRTI SVIOLINARE CON LE VARIE FRASI CHE SI E' SOLITI USARE IN QUESTI CASI: " MA CHE STAI DICENDO"...TU SEI BEN ALTRO"..."TU SEI QUESTO"..."TU SEI QUELLO"...E VIA COSI'. POSSO ANCHE AMMETTERE, E LO FACCIO, CHE SONO FRASI DETTE SINCERAMENTE E SPONTANEAMENTE, PERO' APPAIONO COME SOLLECITATE DA TE ANCHE SE INVOLONTARIAMENTE. CERCA DI ESSRE TE STESSO, COME SEI E NON COME VORRESTI ESSERE O APPARIRE CHE E' TUTT'ALTRA COSA).

venerdì 2 gennaio 2015

EPPURE NON SO DISEGNARE

Invece mi è riuscito di farlo - alla meglio - in un momento molto particolare della mia vita passata. Intendiamoci, non un quadro o qualcosa del genere, ma uno scarabocchio per dire la verità.
Verso la fine del 1998 a causa del mio terzo o quarto infarto mi trovavo ricoverato in ospedale, in una stanza a quattro letti del reparto di terapia intensiva ed ero in attesa di essere trasferito in un altro ospedale universitario presso il quale, dopo la coronografia già effettuata,dovevano sistemarmi con il triplice bypass e l'impianto, a sinistra del torace, di un pacemaker-defibrillatore.
La notte prima del mio "trasloco", come al solito non mi riusciva di dormire ed allora cercavo di far trascorrere il tempo girando lo sguardo dal mio letto a quello degli altri miei "compagni di sventura". Noi quattro eravamo tutti attaccati alle flebo e monitorati. Il "compagno" di fronte a me al disopra del suo letto aveva un monitor nel quale brillavano ad intermittenza alcune lucine di vario colore, credo uguale a quello che avevo io. Era notte inoltrata, buio pesto dappertutto tranne il brillare delle lucine dei nostri monitor e, in particolare, di quel monitor sopra il letto di fronte a me distante sette od otto metri. Mi balenò in testa un non so che. Cercai tra le mie cose che ad ogni ricovero ospedaliero mi porto da casa e riuscii a trovare una bic ed un foglietto non più grande di 10 centimetri sul quale erano già scritti i recapiti telefonici del mio medico di famiglia, di mio figlio e di casa mia. Mi accinsi a disegnare! Che idea folle. Ad ogni modo quello che venne fuori lo tengo ancora conservato, sebbene siano trascorsi oltre quindici anni,  e raffigura un uomo di spalle (un obbrobrio) e vicino ai suoi piedi un piccolo cane (altro obbrobrio), entrambi su un balcone munito di ringhiera a mezza altezza che si affaccia su di un lungomare (?) al di là del quale si nota la parte posteriore di otto cabine di uno stabilimento balneare. Il nostro sguardo, il mio e quello del piccolo cane, era rivolto verso il mare al di là delle cabine. Fantasticavamo entrambi.
Ma cosa m'è venuto in testa in quei momenti? Ancora oggi non mi riesce trovare una spiegazione.
QUI SOTTO L'OBBROBRIO ORIGINALE COMPLETO OVVIAMENTE SCANNERIZZATO


sabato 20 dicembre 2014

UN BEL GIARDINO VICINO CASA

A TUTTI GLI AMICI DEL BLOG E DI FB I MIEI PIU' CALOROSI AUGURI PER LE PROSSIME FESTIVITA'. aldo

giovedì 13 novembre 2014

SONO POCHE RIGHE, IL TITOLO NON SERVE

Per quello che a volte mi succede mi sono fatto una domanda e mi sono dato questa risposta.
Parlo di quando una semplice piccola idea (pomposamente la chiamo ispirazione) si insinua nella mia mente. Prima inizia lentamente e poi vi si stabilisce definitivamente e non se ne va, quasi una persecuzione. Con i loro tempi le tesserine per comporre il mosaico di detta idea fanno breccia nella mia testa. Quello che mi sorprende è che arriva prima la tesserina del titolo del futuro scritto. Come se mi indicasse la via da seguire ma, trattandosi soltanto del titolo, man mano che altre tesserine si fanno strada capita che quel titolo non va bene e allora ne compongo uno che ritengo sia migliore, sempre che io ci azzecchi. In realtà dovrei prendere nota sulla carta di quelle tesserine come in una sorta di diario, ma non l'ho mai fatto e non lo faccio. Le deposito lì, nella mia mente, le lascio crescere, con la speranza che non cambino strada e spariscano. I luoghi e i tempi dove maggiormente si fanno vive sono nella mia stanza, a letto, quando mi accingo a riposare o a dormire e, strano a dirsi, nel bagno. Una volta riunitesi, loro, le tesserine, si radunano dove man mano le avevo depositate e, finalmente libere, scorrono abbastanza velocemente dalla mente alle dita delle mie mani che cliccano sulla tastiera del pc. Da quel momento non riesco più a fermarle. Neppure se, come mi è capitato recentemente, è l'ora di pranzo e mi dicono che è pronto a tavola. Dopo un paio d'ore metto il punto allo scritto e soltanto allora vado a mangiare. Tanto poi lo andrò a rileggere per la correzione di qualche refuso o per metterlo nel dimenticatoio.
QUANTO SOPRA DETTO SOLTANTO SE MI BALLA IN MENTE QUALCHE PICCOLA IDEA DI FANTASIA. PER FATTI REALI E RICORDI L'ITER È DIVERSO, DI MOLTO.


lunedì 10 novembre 2014

IL NOME

Nonno Tito viene dall’ospedale dove la sua unica figlia, soltanto due ore fa, ha dato alla luce una bambina.
  
Non è nulla di sensazionale considerato che di bambini ne nascono tutti i giorni anzi tutte le ore
, ma lo è invece per lui ed è una notizia che vuole far sapere subito ad amici e parenti e quindi si precipita a casa.
Non è stato il solo ad attendere questa nascita, però lui, camminando su e giù per il corridoio, si è sentito molto agitato, anche se non c’era di che preoccuparsi…ed anche eccitato…sarà perché è la prima volta che diventa…
nonno!.
E poi anche perché sua figlia, appena uscita dalla sala parto, gli fa “conoscere” la dolce creatura
e gli chiede una cosa…che deve pure sbrigarsi a fare. Lei, appunto sua figlia e lui, suo marito e quindi la mamma ed il papà, hanno deciso di comune accordo che è lui, suo nonno, a dover scegliere il nome da dare alla loro bambina.
Una bella responsabilità perché non è affatto una cosa semplice.
Quindi, appena giunto a casa, dopo aver fatto numerose telefonate per far sapere la lieta novella a tutti, si mette a pensare quale nome dare alla sua…nipotina…Già, adesso ha una nipotina! 

Riflette a lungo ma tutti i nomi che gli vengono in mente, per un motivo o per altro, non sono di suo gradimento e pensa che non lo sarebbero neppure per i novelli genitori.
Prende un calendario e lo scorre dal mese di gennaio a quello di dicembre:di nomi ve ne sono una infinità però… non lo soddisfano, con tutto il rispetto per chi si chiama Albina,Bibiana,Cunegonda, Ermenegilda o Genoveffa.
Si dice: “adesso elenco tanti nomi per ordine alfabetico, qualcuno lo troverò certamente”. Inizia con Alessandra…Barbara…Cristina…Donatella…Eleonora…Federica…niente da fare…Tutti bei
nomi per carità ma…non sa il perché…non gli sembrano appropriati.
Eppure soltanto due ore fa era così contento che quasi scoppiava per tanta felicità e tanta…un
momento!!!…eccolo trovato!…basta ricordare quello che ha provato…un’immensa GIOIA!…Ha
deciso!…questo è il nome che darà alla sua nipotina.
Se quando sarà grande vorrà sapere come mai porta quel nome vorrebbe essere lui a spiegarle perché.

giovedì 6 novembre 2014

PIOVEVA FORTE QUEL GIOVEDI' DI MARZO

Sandro non aveva con sé un ombrello ma per fortuna la fermata della metro che doveva portarlo al capolinea della metro A di Roma si trovava proprio sotto l'ufficio. Giunto a destinazione, dove aveva parcheggiata la macchina per rientrare a casa a Rocca Priora, la pioggia non aveva smesso anzi era diventata quasi una tempesta con tanto di grandine. Vicino l'uscita della metro Sandro, che era venuto a trovarsi tra gli ultimi passeggeri, notò una giovane donna che tentava di aprire uno di quegli ombrelli che si allungano premendo un tasto, che saranno anche comodi a portarli con sé ma capita molto spesso che si rompano. Niente da fare malgrado i numerosi tentativi. Le si avvicinò, chiese il permesso e ci provò anche lui ma fallì, si scusò, le disse che aveva la macchina nel vicino parcheggio e aggiunse che le avrebbe volentieri dato un passaggio. Lei lo ringraziò e l'informò che non abitava vicino ma a Monte Porzio Catone, un altro dei Castelli Romani. Sandro, sorridendo, le precisò che anche lui doveva andare da quelle parti cioè appena quattro o cinque chilometri dopo quel paese, quindi non gli costava nulla darle un passaggio. La vide titubare per qualche istante poi con un lieve sorriso gli tese la mano e si presentò. Si chiamava Diana. Appena entrati in macchina lui mise in moto e iniziarono a scambiarsi quattro chiacchiere. Senza che glielo chiedesse, Diana gli disse la sua età, trentadue anni e lui le precisò la sua, trentasei. Aggiunse di aver accettato l'invito a salire in macchina ma volle precisare che era stata indotta a farlo soltanto per le cattive condizioni del tempo e perché la fermata del bus che doveva prendere era troppo lontana. Il traffico intenso consentì loro di parlare molto ma Sandro non perdeva l'occasione di osservarla minuziosamente anche se con discrezione. Non si poteva proprio definire una gran bella donna ma aveva lineamenti regolari, capelli ed occhi castani, pochissimo truccata. Inoltre aveva un bellissimo sorriso con tanto di fossette sulle guance. Quando arrivarono dove viveva Diana, scesero e, nel salutarsi, decisero di comune accordo di rivedersi il giorno dopo, alla stessa ora, nello stesso luogo. Iniziò per entrambi un periodo d'amicizia piuttosto sereno e tranquillo ma non si andava oltre anche se Sandro aveva fatto più volte dei tentativi per un approccio più concreto. Solo che Diana non era d'accordo. Ad eccezione della domenica, si incontravano tutti i giorni e man mano che il tempo passava aumentava la reciproca conoscenza. Entrambi occupati, Sandro contabile presso un'azienda, Diana quale infermiera professionale presso un ospedale, erano altresì single e vivevano da soli in minuscole case di loro proprietà. Gli altri loro parenti vivevano a Roma ai quali entrambi dedicavano le giornate festive. Ogni tanto cenavano a casa ora dell'uno ora dell'altro a seconda delle rispettive disponibilità. Praticamente si trattavano molto affettuosamente da amici nulla di più. In alcuni casi sia Diana sia Sandro mostravano segnali inequivocabili di voler modificare il loro rapporto e tramutarlo in qualcosa che entrambi desideravano ma quel passo in avanti tardava ad arrivare. Trascorsero quasi due mesi da quel primo incontro al capolinea della metro A ed un giorno, era un sabato, fermi in macchina dinanzi casa di Diana lei raccontò a Sandro che a 22 anni era stata fidanzata con un suo coetaneo collega di lavoro con il quale ebbe una relazione durata circa quattro anni ma, un giorno, per una troppo accentuata diversità di caratteri decisero entrambi di smettere e di lasciarsi. Da quella volta Diana non volle più avere rapporti di alcun genere con altri uomini.
Col trascorrere del tempo, con Sandro le cose stavano andando diversamente. Infatti il loro rapporto cambiò notevolmente. Diana si trasferì a casa di Sandro e la loro convivenza iniziò a dare i suoi frutti. Uno dopo l'altro nacquero tre figli maschi e quando il primo stava per compiere sette anni decisero di sposarsi in Comune esattamente il giorno del suo compleanno. Fu una gran bella festa alla quale parteciparono amici, conoscenti e parenti comuni. Quando l'Assessore preposto a celebrare le nozze vide i loro tre figli schierati accanto ai genitori, chiese chi erano quei tre "signorini" Sandro rispose che erano i loro veri testimoni rispettivamente di 5, 6 e 7 anni. La sera, rientrati casa, stanchi ma felici, si misero a letto guardandosi negli occhi e, sorridendo, Sandro eloquentemente chiese a Diana =che ne dici, siamo ancora capaci di mettere al mondo un altro bambino?=. Lei, con un sorriso malizioso, parafrasando il titolo di un vecchio film,rispose =sì, ma SPERIAMO CHE SIA FEMMINA=.




lunedì 3 novembre 2014

SOGNO DI UN GIORNO DI MEZZO AUTUNNO

Per dare una "sistematina" ad uno dei miei "poblemini" fisici devo osservare una dieta molto particolare che definire crudele non rende appieno l'idea. La lista contiene dodici "consigliucci". Inizia dal pane e prosegue con le minestre, la carne, i salumi, il pesce, i formaggi e derivati, le uova, la verdura, la frutta, le bevande, i dolci e gli aromi. In ciascuno di essi ci sono le seguenti "avvertenze" CONSIGLIATO - SCONSIGLIATO. In due dei dodici METODO DI COTTURA e in altri due CONDIMENTO CONSIGLIATO. Quando è il momento di stabilire il menu del giorno nella mia mente non ci sono gioie ma dolori.
L'altro giorno però ho preso una decisione.Verso le dodici, di nascosto, sono sgaiattolato fuori di casa e sono andato al ristorante vicino gestito da un mio vecchio amico al quale ho chiesto di farmi leggere la lista del giorno. Poi ho ordinato e poscia divorato quanto segue
- spaghetti con le cozze
- sette tra gamberoni e mazzancolle al forno
- un piattino con due ostriche e sette vongole veraci
- due bicchieri di vino bianco
- un caffé.
Il tutto rigorosamente "SCONSIGLIATO" come specificato nella sopracitata lista della dieta.
Fino ad oggi ancora la racconto, poi si vedrà.



lunedì 27 ottobre 2014

TE LO RACCONTO A VOCE

Vieni vieni bella di nonno, sono contento che sei venuta perché, vedi, questo fatto che mi è accaduto se tu l'avessi letto come solitamente fai ogni volta che ti capita tra le mani qualcosa che scribacchio, penso che avrebbe perso molto rispetto a quanto ti sto raccontando. Inoltre desidero che tu sappia che non è una favola, perché il tempo delle favole per te è già passato da un pezzo. Adesso siediti qui di fronte a me, così inizio. Sarò un pochino pignolo nel narrarti i dettagli ma lo faccio per cercare di spiegare meglio la singolare situazione in cui mi sono trovato.
"""Tre giorni fa, dopo una nottata trascorsa così così, mi sveglio, mi alzo e sbrigo tutte le attività mattutine, colazione compresa. Alle 6.30 precise mi siedo alla mia scrivania dinanzi al pcPasquale,
accendo la lampada da tavolo perché l'alba non è ancora spuntata del tutto e,improvvisamente, una specie di cinguettio talmente sonoro, arrabbiato, insistente quasi mi stordisce e mi rimbomba nelle orecchie - diciamo una, perché da quella sinistra non ci sento più da anni. Che succede mi chiedo?
Apro gli sportelli della finestra della mia stanza, attraverso il vetro cerco di dare un'occhiata in giro e chi vedo seminascosto nell'angolo a destra del davanzale che affaccia sulla via dove abito? Un volatile pennuto, un passero (solitario proprio come recita la poesia di G. Leopardi) che mi guarda e seguita ancora a cinguettare magari più lentamente, per nulla intimorito dalla mia quasi presenza. Come tutto il mondo sa (forse esagero), io e gli animali bipedi e pennuti non siamo mai andati d'accordo. Sarà soltanto colpa mia e mi dispiace ma così stanno le cose. Mi rivolgo al pennuto il quale continua a fare cing cing cing (pio pio pio se non sbaglio lo fanno soltanto i pulcini delle galline) e gli dico == amico mio stammi a sentire e, quando ti parlo guardami, non girare la tua testolina di qua e di là. Io desidero sapere sempre con chi ho a che fare, ad esempio qual è il tuo nome tanto per cominciare. Io mi chiamo Aldo e tu?...Già, con il solo cing cing cing non si capisce. Facciamo così, te lo do io un nome... Potrei chiamarti Francesco come il Fraticello di Assisi - lui parlava con gli uccelli credo, ma il paragone non regge. Al Vaticano attualmente risiede un Papa che si chiama Francesco, e poi si chiamava così il mio primo nipote che mia nuora dette alla luce in un ospedale dopo il parto cesareo. Non ho fatto in tempo a vederlo perché, appena nato, lo portarono all'ospedale pediatrico Bambin Gesù qui a Roma, al Gianicolo per metterlo nell'incubatrice, dove rimase poco più di due giorni e poi ci lasciò. Mio figlio stette sempre con lui. Al suo funerale, per il gran dolore che provavo, non ci andai. Mia nuora sì, credo fuggendo dall'ospedale dove era ricoverata. Provo ancora dolore, dopo 27 anni...Andiamo avanti. Dove eravamo rimasti? Ah sì,,, tu Franceschiello mio, più ti guardo e più mi viene il sospetto che sei scappato da una gabbia. Poiché io una gabbia non ce l'ho e non ho voglia di tenerti tra le mani anche se sei un passerotto non più alto di 15 cm, come la mettiamo? Non posso mica andare in giro a chiedere a chicchessia se gli è scappato un passerotto o una passerotta, mi prenderebbero a calci. A proposito... ma tu sei maschio o femmina? Vabbe', lascia perdere, non ha importanza. Tiriamo le somme e smettila col tuo cing cing. Entrare qui in casa da me non se ne parla, ma rimanere fuori a te non conviene e ti spiego perché. Vedi questo grande edificio qui di fronte, a circa 15 metri? Quello è un istituto tecnico professionale. Da questa parte è alto circa venti metri ed è coperto da quel tetto a tegole sulla cui cima sono sempre appollaiati almeno un paio di gabbiani, i quali per cibarsi dovrebbero stare nei pressi di fiumi, laghi o mare ma siccome là trovano soltanto plastica e immondizia di vario tipo sono emigrati qui in citta. Da quando sono arrivati, sono spariti almeno una dozzina di piccioni quindi, appena quelli ti vedono ti adoperano subito come aperitivo. Io posso soltanto prepararti una specie di nido: prendo una scatola di cartone, nell'angolo a sinistra metto un pezzo di stoffa che tu adopererai come letto e a destra l'angolo pranzo con un po' di briciole di pane - chicchi di grano non ne ho - e una tazzina con l'acqua. Però ci vai da solo dentro il nido perché io non ti prendo in braccio. Fai un salto, capito Franceschie'? Per precauzione accosto anche le persiane, così i due gabbiani non si accorgono di te. Basta, ho parlato troppo. Ci vediamo dopo== L'indomani mattina, alla stessa ora del giorno precedente, Franceschiello ha fatto cing cing cing appena tre o quattro volte e a bassa voce, quasi sussurrando. L'ho salutato tenendomi a debita distanza, l'ho rifocillato e mi sono messo a giocherellare col pcPasquale."""
OGGI, BELLA DI NONNO, FRANCESCHIELLO NON C'È E NON HA CINGUETTATO.