lunedì 1 settembre 2014

CONVERSANDO

Sabato scorso mio figlio mi ha chiesto di andare a vedere una partita di pallacanestro piuttosto particolare nel senso che si tratta di una di quelle partite tra "scapoli e ammogliati" tra soggetti cioè la cui età va dai 45 ai 55 anni appassionatissimi di quello sport da tutti loro praticato sin da bambini. Il campo all'aperto situato nella scuola confinante con il fabbricato dove abito ha i requisiti dei campi idonei per tutte le varie gare dei campionati ufficiali che lì hanno luogo ma, per alcune ore della settimana, viene messo a disposizione di qualche gara amichevole tipo quella appena descritta. Uno dei bordi esterni di quel campo è contiguo alla parete esterna della palestra coperta. Lungo tale parete ci sono alcune lastre di pietra rettangolari ove si siedono i giocatori quando vengono effettuati dei cambi durante il corso delle partite ed anche parenti, mogli, fidanzate e figli dei giocatori in campo per assistere alle dispute. Arrivo quando la partita è iniziata da poco e mio figlio, 55 anni che sta giocando, si distrae un attimo, mi fa un cenno di saluto e io riesco a trovare un posto in una di quella specie di panchine stracolma di zaini, zainetti e borse di tela. Nonostante il tono amichevole della disputa io mi appassiono ugualmente anche perché il basket è uno sport che mi piace ed ho sempre seguito il "pupo" sin da quando aveva 14 anni. Dopo qualche minuto si avvicina un ragazzino e mi chiede se può sedersi lì accanto, gli rispondo di sì se riesce a farlo spostando qualcosa. Si siede e mi chiede qual è il punteggio della partita. Io lo informo e gli chiedo se suo padre è uno di quelli che stanno giocando insieme a mio figlio
= No, mio padre sta a casa...= Come mai non è qui se il sabato non lavora? = Lui non lavora da due anni perché sta in cassa integrazione. Mio padre dice che è quella corta, che finisce presto e che dopo non gli daranno più soldi. Prima veniva pure lui a giocare...=
Rimango un po' interdetto ma poi gli chiedo se posso domandargli qualche altra cosa e lui annuisce
= Quanti anni hai? = Dieci. Ho finito la quinta elementare che frequentavo qui e sono stato promosso in prima media... = E il tuo papà che lavoro faceva? = Operaio... = Tua madre lavora?
= Va a fare le pulizie in certe case... = Sei figlio unico? = No, ho una sorella di due anni, ci pensa mio padre a lei. Loro volevano metterla al nido ma costa e i soldi non ci sono... = Abitate qui vicino? = Sì, prima avevamo una casa poi i soldi sono finiti e allora... = Allora? = Una signora molto anziana ci ha dato una camera e dormiamo tutti lì. Non ci fa pagare però mamma fa tutte le cose di casa e papà cucina... = Parlate di tutto questo a casa? = No, sento papà e mamma che la sera prima d'addormentarsi ne parlano tutti i giorni fino a tardi, ecco perché so tutte queste cose. Sento pure che papà tante volte piange... = Te che fai quando succede questo... = Sto sveglio, non riesco più a dormire... = Una brutta situazione... = Io ho cercato di lavorare, di fare qualsiasi cosa, ma dicono tutti che sono troppo piccolo. Allora ho scritto tante lettere e l'ho mandate a tanti ma non mi ha risposto mai nessuno, eppure l'indirizzo nostro ce l'ho messo. Ogni giorno guardo nella cassetta della posta ma ci trovo solo pubblicità e qualche altra cosa indirizzata alla signora... = Ma non hai nonni o zii? = Gli zii hanno pochi soldi anche loro e i nonni non li ho mai avuti... = Brutti momenti... = Sì. Adesso vado a casa, ciao=.
UNA CONVERSAZIONE CHE MI HA LASCIATO L'AMARO IN BOCCA


18 commenti:

Alberto Cane ha detto...

Oh sì, amaro amaro. E chissà quante ce ne sono di queste storie in questi brutti tempi.

Tomaso ha detto...

Cara Aldo, è sempre un piacere fare una bella risata, leggendo le tue storie non si può fare a meno di sorridere.
Ciao e buona settimana caro amico.
Tomaso

Enly ha detto...

Ma parlare è comunque positivo.

Nou ha detto...

Caro Aldo, nel corso della lettura mi hanno attraversato due sentimenti contrapposti. Gioia di saperti all'aperto mentre ti godi la partita a cui partecipa tuo figlio. Amarezza per la vicenda di grave crisi in cui si trova la famiglia del ragazzo che ha voluto confidarsi con te. Saranno più di quante ne immaginiamo. Una vergogna per chi ci amministra!
Ciao
Nou

Cristiana Moro ha detto...

Purtroppo queste situazioni le stanno vivendo coloro che dovrebbero essere il sostegno di una famiglia e anche coloro che dovrebbero vivere un'adolescenza più o meno spensierata e civle almeno.
Cristiana, ciao.

Mondod'Arte di S.Pia ha detto...

Buongiorno Aldo,
bello il modo in cui chiami affettuosamente tuo figlio "pupo".

Purtroppo di persone con tali problemi ce ne sono tante, però ti dico ciò che mi ha colpito di più nel tuo breve colloquio col ragazzo: la serenità con cui ha espresso i suoi problemi, che mi da l'impressione di una famiglia unita nei sentimenti.
Questo è molto importante perché gli darà la forza di reagire, ne sono sicura.
Ti saluto carissimo ed a presto.

mark ha detto...

Più che l'amaro ho il magone che mi stringe forte il petto. La cosa che mi lascia interdetto è quell'alone di normalità che ormai circondano queste storie.
...si molto amaro

@enio ha detto...

mi vengoni i brividi a pensare alla situazione di quel padre e a quella di quel ragazzo

Carlo ha detto...

Non è una delle tue solite storie a lieto fine e, come giustamente è accaduto anche a te, lascia l'amaro in bocca.

Sarò cinico ma credo sia l'unico modo in cui la gente, un giorno, si sveglierà e si ribellerà a chi ci vuole tutti schiavi e pezzenti.

Una curiosità: ma il Tomaso più sopra, cosa ci ha trovato da ridere in questa tua storia?

Ciao Aldo, buona serata a te.

nina ha detto...

Caro Aldo
ciò che mi colpisce sempre, leggendo le tue testimonianze, e questa in particolare, è la tua capacità di trasmettere emozioni forti senza bisogno di retorica o aggettivi altisonanti.
Una conversazione semplice che ha dato modo a quel bambino di dare voce e nominare preoccupazioni e pensieri che nel silenzio e nei bisbigli fanno ancora più male.
Un abbraccio e grazie.

Mariella ha detto...

Aldo sì, amaro in bocca e tanta rabbia. Se poi penso che ci prendono continuamente per i fondelli. Da cento giorni a mille giorni per dire. E mentre loro contano i giorni, minuti e ore di presa in giro, noi restiamo sempre più soli e senza futuro.
ps: consiglierei a Tomaso di leggerli i tuoi racconti.
Abbraccio amico.

Paola ha detto...

Amarissimo anzi direi "fiele" e pensare che ci sono tantissime situazioni analoghe... spero solo che si sblocchi qualcosa per rivedere il sorriso sul viso del ragazzino :-(
Ciao Aldo un abbraccio!!!

rosy ha detto...

Alduccio, la crisi che l'Iatalia sta vivendo pare che non voglia più finire.
Il brutto è vedere che continua adesso Renzi parla dei mille giorni.Dobbiamo arrivare al 2017, per una ripresa. Mi auguro che il papà del bambino abbia trovato un impiego.
Non se ne può più!
un abbraccio, ciao!

Ambra ha detto...

Eh si. Una storia triste che purtroppo non sarà l'unica. Se abbiamo avuto gli anni del benessere, beh questi sono gli anni del malessere.

Costantino ha detto...

Amaro in bocca, ma anche speranza per questi ragazzi che imparano subito, sul campo, la filosofia della vita.

paroleperaria ha detto...

Che tristezza...

Mariella ha detto...

Aldo vieni a ritirare un premio da me!

EriKa Napoletano ha detto...

Molto amara la vita per parecchie persone di questi tempi, caro Aldo. Mi sono commossa.... Un abbraccio.