venerdì 17 maggio 2013

KING KONG

Esco da casa che sono le 9.30 a.m. e inizio a fare il mio solito percorso quotidiano
camminando sul marciapiede che costeggia la scuola confinante il fabbricato dove abito. Da una ventina di giorni, proprio davanti l'entrata della scuola, è stato montato un ponteggio di tubi e giunti Innocenti in acciaio e ponti in legno, alto circa una quindicina di metri, per la ristrutturazione della grande palestra della scuola medesima. Poiché tale ponteggio copre per un tratto il marciapiedi dinanzi quella scuola nonchè parte della strada, è stato costruito dall'impresa una specie di corridoio coperto molto stretto per consentire il passaggio dei ragazzi, dei genitori, del personale della scuola ed anche dei passanti. Tutta la strada è deserta poiché data l'ora il movimento mattutino di ragazzi, insegnanti ecc è cessato ed i passanti sono rari. Inizio a percorrere il corridoio coperto e vedo che al suo termine c'è qualcuno fermo. Agisce così forse per farmi passare?Penso sia per questo. Seguitando a camminare mi avvicino e mi accorgo che in quanto a struttura fisica è imponente, una specie di armadio a due sportelli, testa completamente rasata, giovane, piuttosto villoso e vestito con una specie di tuta da operaio. Sarà un dipendente dell'impresa edile?
Giunto davanti all'armadio mi fermo e lui, guardandomi fisso negli occhi mi fa:
= in do' vai?
Mi volto all'indietro per capire se lo sta dicendo a me e lui
= te o sai come me chiamano a me?
Io ammutolito faccio un segno di diniego con la testa, guardo indietro ed anche avanti,noto che una coppia di giovani turisti con due trolley-valigia per ciascuno indugiano un po' e quindi si trasferiscono sul marciapiede opposto. Perchè ?Vengo interrotto dalle domande che mi sto facendo ed è lui che seguita
= me chiameno Kinghe Konghe...e mi tende la mano
Sperando che lo faccia per presentarsi gli tendo la mia, e lui
= ma che sei muto?
Finalmente riesco a riprendere fiato
= no...ma...è che non ho il piacere di...
E lui che a me sembra non abbia apprezzato la risposta
= er piacere de che?
Comincio ad avere un po' di timore
= volevo dire che non mi pare ci si conosca...
Lui rinfrancato
= Kinghe Konghe, me conoscono così, so' disoccupato e 'gni tanto faccio quarche lavoretto p'arimedia' un po' de grana tanto pe' nun pesà su le spalle de mi padre e de mi madre. Adesso devo d'anna' a Piazza Vittorio, c'ho un'appuntata co' 'na ditta de traslochi-trasporti che pe' un paro de giorni me fa lavorà siccome facchino...
Mi riprendo, mi sciolgo e gli dico
= bene, anch'io vado a Piazza Vittorio, al Parco, facciamo la strada insieme e magari ci prendiamo qualcosa al bar...
L'armadio mi fa
= t'aringrazzio ma sarà pe' n'artra vorta, addesso annamo assinnò faccio tardi
Mi avvio con lui e, riflettendo, mi dico che a volte le apparenze ingannano.
Però è anche vero che se si andava al bar gli avrei offerto una camomilla mica per qualcosa di...sai com'è...non si sa mai...

lunedì 13 maggio 2013

IL PASTO PRINCIPALE

...per me è il pranzo. Invece la cena deve essere molto leggera.
Ciò che pregusto e che mi gusta molto è il pesce, di ruscello,di fiume, di lago, di mare o di oceano, volendo anche di pozzanghera ed anche, perché no, i pesciolini tenuti nell'acquario di casa.
Che poi sia pescecane, pescegatto, pescetopo, pesceazzurro o di qualsiasi altro colore poco importa come non fa alcuna differenza se arrosto, bollito o fritto. Una volta, nel 1979, trovandomi in Sicilia, nella cittadina in provincia di Trapani dove sono nati i miei genitori, lo mangiai persino crudo. Si trattava di alici o sarde freschissime dato che venivano pescate a Selinunte, distante una dozzina di Km, e venivano portate da un pescatore locale a casa di uno degli zii dove temporaneamente alloggiavo.
La mia passione sono anche i crostacei e i frutti di mare però l'aragosta mi piace meno. Ancora meno baccalà e stoccafisso.
Dopo il 1975 e per almeno 15 anni, non potendo andare al mare, quasi ogni sabato od ogni domenica io con mia moglie ci recavamo ad Anguillara Sabazia, una cittadina sul Lago di Bracciano, ad una trentina di chilometri da Roma.
Con la vista sul lago c'erano, come penso ci siano ancora, vari ristoranti tra i quali quello a pochi passi dove servivano l'anguilla cotta come voleva il cliente,
a suo piacere. Ne ho fatto sempre una gran scorpacciata.
Parlando del cibo in generale io non mangio agnello, cacciagione bipede o quadrupede, cavallo, coniglio, polenta, ceci, fave fresche o secche, funghi, pollame, selvaggina di pelo o penne, interiora teste e cervelli di qualsiasi animale.
Mangio invece carne di maiale - la porchetta! - manzo, vitello e vitellone però il meno possibile.
Due dei miei primi piatti preferiti sono i ravioli o tortellini ricotta e spinaci e la pasta col pesto.
I dolci, ecco la nota dolente, a me piacciono molto. Soprattutto cassata e cannoli
siciliani, nonché crostate con marmellata di frutta d'ogni tipo e i gelati.
E poi, per dimostrare che non sono uno schifiltoso, m'ingozzo di nutella.
Ad ogni modo so di essere la disperazione di chi m'invita a pranzo.
Dico a nuora perché suocera intenda. Qualsiasi riferimento è puramente casuale.



giovedì 9 maggio 2013

SONO FIGLIO DI MIO FIGLIO

Può sembrare assurdo invece è proprio così che mi sento da un bel po' di tempo.
Tant'è vero che se io e lui andiamo in qualche posto e camminando per strada incontriamo qualcuno che conosce solo me glielo presento dicendo: "ti presento mio padre". Ovviamente la persona che incontro mi guarda con stupore ma io spiego il perché.
Salvo il giro mattutino del palazzo e a volte quello di un giro del parco vicino casa, io devo passeggiare entro confini ben precisi che non devono essere superati. Se io dovessi andare altrove per qualsiasi motivo mio figlio lo deve sapere dicendomi che viene lui e mi ci porta non in braccio ma in auto.
Ordine perentorio di mio figlio in quanto il tempo dedicato al cammino non deve superare l'ora. Praticamente e, per fare un esempio, come l'ora che viene concessa ai detenuti in carcere. Non che ne abbia conoscenza per averla frequentata personalmente ma così ho appreso da giornali, TV ecc.
Inoltre l'altro ordine impartito e da rispettare assolutamente è quello di portare sempre con me, magari pendente dal collo, anche un telefonino.
L'altra mattina è stato il colmo.
Dovevo fare le analisi del sangue e quindi, senza fare colazione e non più tardi delle 8.30, mi sarei dovuto recare alla ASL del mio Rione che per fortuna è molto vicina a dove abito. Alle 8.00 in punto si presenta mio figlio e mi dice che mi accompagna lui. Sono vane le mie proteste e pertanto lui viene con me. Quando arriva il mio turno entro nella stanza dei prelievi e una delle infermiere chiede chi è colui che mi segue ed io senza batter ciglio le dico "è mio padre". Inutile soffermarsi circa le reazioni dell'infermiera nonché delle sue colleghe e di altre tre persone presenti per i prelievi.
Per tacere poi di visite e controlli medici, lui parla e io faccio scena muta.
Ad onor del vero devo dire che mi capitano momenti in cui alcune cose non vanno per il verso giusto e, similmente come si legge in certe etichette, io mi agito prima e dopo l'uso. A mio figlio basta ascoltare la mia voce al telefono per fare in modo di tranquillizzarmi e per dirmi che ci penserà lui stesso a fare questo e quell'altro anche se ciò comporta serie difficoltà per la sua famiglia e per i suoi impegni di lavoro. Capisco benissimo che si deve essere soddisfatti di avere un figlio così ma c'è un limite e che diamine.
Sono un ingrato? Credo proprio di sì.
Comunque penso sia opportuno che domani io faccia una chiacchieratina con Telefono Azzurro o, se esiste, con l'E.N.P.I. Ente Nazionale Protezione Infanzia.


lunedì 6 maggio 2013

LA LUNGA FILA GRIGIA ALLA POSTA

E così, dopo mesi di lontananza, sono riuscito a fare il mio ritorno all'ufficio postale vicino casa. È solo un caso fortuito averlo potuto fare dopo i trascorsi mesi autunnali, invernali ed anche un po' di quelli primaverili. Le stranezze del tempo non m'hanno permesso di farlo prima. Appena entro noto che l'ufficio è strapieno di pensionati. E già, perchè i primi giorni di ogni mese si riscuotono le rate di pensione e, nello stesso tempo, si pagano le bollette eventualmente non pagate a tempo debito. Mi avvicino alla macchinetta, prendo il numeretto e, fatti i conti, ho qualcosa come quaranta persone prima di me. Che faccio?
Salvo quei dodici seduti, il resto dei presenti sono tutti in piedi tra i quali c'è un condomino del mio fabbricato che è anche un amico e ci conosciamo almeno da quarant'anni. È lo stesso amico con il quale in estate ci dividiamo il compito di badare al gatto dell'amministratore. Avrà, credo, dieci o dodici anni meno di me. Ci scambiamo quattro chiacchiere e lui, che ormai è quasi vicino al "traguardo",
va a fare un giretto di perlustrazione nelle due sale dell'ufficio.Ad un certo punto sento che a voce alta mi chiama e mi invita ad andare verso di lui perché c'è una poltroncina libera per me a lui concessa dall'unica testa non "grigia" tra
i presenti che gli ha ceduto il suo posto. Ringraziamo la giovin donna e, dopo qualche minuto, il mio amico fa la sua operazione allo sportello, saluta e se ne torna a casa. Quasi subito si libera una poltroncina vicino a quella dove sono seduto e la giovin donna fa segno di accomodarsi ad un'anziana signora con un bastone da passeggio in mano. Ha capelli bianchissimi, occhi coperti da occhiali
scuri, elegantissima e con un portamento molto regale. Ha in mano un bollettino di versamento su c/c, alcuni biglietti-euro e il numeretto per il turno. Appena vede il tabellone elettronico con lo scorrere dei numeretti,si toglie gli occhiali che coprono due occhi azzurri, m'interpella e mi dice che ha troppe persone prima di lei e non sa che decisione prendere, andarsene o attendere pazientemente il proprio turno? Confortata dal fatto che io le dò retta ha inizio la conversazione che non è tale ma è un suo monologo. Mi racconta molte cose: di dove abita; del suo rammarico perché aveva un altro ufficio postale molto vicino casa sua che è stato chiuso; del fatto che per pagare le bollette condominiali deve farlo tramite c/c postale per cui ogni due mesi è costretta a venire alla posta; che ha un ammiratore, un anziano professore in pensione molto gentile ed educato il quale tutte le mattine la chiama al citofono per salutarla e per dirle che ha messo nella cassetta della sua posta un quotidiano però lei non lo ha mai fatto salire in casa e, quando capita d'incontrarlo per strada il prof.non le ha mai offerto un caffé.
Aggiunge che non ama parlare dei propri guai fisici, riprende fiato e mi chiede
= Lei quanti anni ha?
= sono nato nel 1930, ci vuol poco a fare i conti...
= evviva,anch'io,siamo coetanei ma non dimostriamo gli anni che abbiamo vero?
Annuisco e a lei spunta un bel sorriso.
Arriva il mio turno, la saluto dicendole che mi chiamo Aldo lei ricambia e mi dice il suo nome che non capisco.
Terminata la mia operazione allo sportello, passo nuovamente dove è seduta la signora dagli occhi azzurri e le dico:
= se dovessimo incontrarci per strada offro il caffé...
= ci conto (e spunta un altro bel sorriso).

giovedì 2 maggio 2013

IL TRIO A.LU.CRI. ORGANIZZA UN INCONTRO BLOGGER A ROMA

Ieri di prima mattina, saranno state le 12-12.30, si è riunito attorno ad un tavolo dell'osteria di Nando er bujaccaro il Trio A- che sta per Aldo, Lu - che sta per Luz e Cri - che sta per Cri, per decidere di organizzare qui a Roma un secondo incontro tra blogger per sabato 1° giugno p.v. Data l'ora in cui si svolge questa riunione il Trio all'unanimità ha deciso di consumare un antipastino a base di rigatoni con la pajata e, a seguire, coda alla vaccinara.
Seguendo un preciso e dettagliato O.d.G. al primo punto occorre decidere il luogo e l'orario del primo approccio per coloro che parteciperanno e, a maggioranza, io mi sono astenuto, il Trio ha deciso lo stesso del primo incontro del 5 maggio dell'anno scorso e cioè al centro del Parco di Piazza Vittorio Emanuele II che ha quattro ingressi sud-ovest-nord-est, alle ore 12 a.m.
Come la volta precedente, dopo il pranzo fissato per le ore 13, ogni partecipante sarà libero di dedicare il resto della propria permanenza a Roma a tutto ciò che più gli aggrada.
Pranzo al RISTORANTE LE CAVEAU – VIA CONTE VERDE 6 – ROMA vicinissimo al parco www.ristorantelecaveau.com/. (lo stesso del primo incontro).
La partecipazione è aperta a single, coppie, terzetti, quartetti ecc.
E andiamo alle cose concrete:
1) il menù:
  • antipasto rustico
  • due mezzi primi: rigatoni alla matriciana e pappardelle al castrato
  • abbacchio al forno. (Per eventuali vegetariani) fritto all'italiana
  • insalata e patate
  • vino della casa e acqua minerale
  • caffé
  • ammazzacaffé
  • tiramisu della casa.
  1. il costo del pranzo: Euro 25 (venticinque) a testa
  2. la scadenza del termine entro il quale inviare le adesioni dei partecipanti è il 25 maggio 2013.

Mauro, il proprietario del Ristorante, ha aggiunto che qualsiasi variazione al menù può essere richiesta al momento del pranzo.

Ci sembra opportuno indicare, per chi desidera ulteriori particolari, due indirizzi email e dueURL:"aldo.accardo@tiscali.it"www.viadellapolveriera.blogspot.com

lunedì 29 aprile 2013

LA TATTICA

Sempre più frequentemente si leggono sui giornali o si vedono in TV episodi, anche gravi, di incidenti capitati a persone che, sulle strisce pedonali, vengono travolte o ferite con conseguenze serie.
Poiché sono un pedone almeno da una ventina di anni e a volte ho avuto serie difficoltà nell'attraversare le strade, da qualche tempo io ho adottato una certa tattica.
La seguente.
Quando attraverso una strada, dove soprattutto non ci sono semafori e il traffico funziona in entrambe le direzioni, io mi fermo sulla mezzeria della strada specialmente se tutto ciò che corre su ruote, due, quattro o anche di più, lo fa con una certa velocità. Perché quelli sono i momenti in cui mi sembra più opportuno fermarmi onde evitare incidenti di qualsiasi tipo.
Da quando il tempo ha cessato di fare i capricci ho ripreso a uscire di casa e ho
pensato di affinare questa tattica nel senso cioè di agire con cortesia.
Mi spiego meglio.
Per prima cosa guardo bene se posso attraversare, poi mi fermo come dicevo, sulla mezzeria della strada e, anche se i mezzi di locomozione di qualsiasi tipo sono abbastanza lontani, non mi muovo dal punto dove mi sono fermato e faccio ampi gesti con la mano invitando chi guida a passare ma, e qui sta il bello, la persona che mi vede pare che si senta in difficoltà e allora, sconcertato, fa lui ampi gesti con la mano, rallenta, si ferma e mi fa un sorriso, incurante tra l'altro del fatto che dietro di lui si vada formando un piccolo corteo.
Io allora riprendo l'attraversamento ricambiando il sorriso e, annuendo con la testa a mò di ringraziamento, proseguo.
Certo se ero giovane avrei attraversasto di corsa ma a quest'età...
Forte dell'esito positivo di quella tattica, ieri mi sono quasi divertito ad usare lo stesso sistema attraversando le numerose strade nei dintorni di casa, soprattutto di quelle dove non ci sono semafori.
Per curiosità le ho contate, sono esattamente dieci e, per lo stesso numero di volte, la tattica ha funzionato a meraviglia.
Magari se incontro qualcuno che mi conosce e mi vede fare quest'operazione si domanderà se sono diventato matto però a me non interessa, l'importante è tornare a casa non ferito ma soprattutto vivo.

venerdì 26 aprile 2013

TRACCE DI ROSSETTO

= Cornelio scusami ma vorrei pregarti di una cosa...
= dimmi Angelica...
= quando lunedì sera vai dalla tua amica Dorotea le dovresti chiedere un piccolo favore...
= perché no, dimmi pure...
= avrei potuto telefonarle ma ho pensato che forse non era il caso che...
= hai fatto bene a non farlo, dillo a me, ci penso io...
= le chiedi a nome mio se si vuol decidere a cambiare il rossetto che vale quattro centesimi e ne compri uno migliore? Ogni volta che ti lavo le camicie faccio una fatica a togliere quegli sbaffi...
= ma moglie mia cara mi credi che le ho chiesto di farlo già da un paio di mesi se non di più?
= io ti credo Corne' ma allora ti consiglio di fare una cosa, vai a Via Condotti, angolo Piazza di Spagna, c'è una profumeria dove mi conoscono bene e chiedi alla commessa il rossetto che prendo io e poi lo regali a Dorotea tanto giovedì ci ritorni vero?
= sì certo, ci vado sempre sia il lunedì che il giovedì...
= ecco, bravo, così una volta per tutte sistemiamo questa faccenda.
= d'accordo, domani appena esco dall'ufficio vado lì e compro due o tre rossetti
= hai sentito mai Benedetta lamentarsi per i colletti delle camicie di suo marito Cirillo?
= non mi sembra...
= perché io uso il rossetto giusto e quando il lunedì e il giovedì lui viene a trovarmi se ne torna a casa sua tutto contento perché gli sbaffi sono leggeri e facilmente lavabili. Così Benedetta non ha di che lamentarsi.


martedì 23 aprile 2013

L'IMBARAZZO PER UN GESTO CHE NON HO FATTO

Ricordo quest'episodio di qualche giorno fa. Non è granché ma mi ha dato modo di fare una riflessione.
Erano le dieci di mattina quando, assicuratomi che la temperatura fosse mite come da previsioni quasi sempre sballate, sono uscito e, con un romanzo di Camilleri in mano, me ne sono andato al Parco vicino casa mia e mi sono seduto su una panchina sulla quale non c'era nessuno.Mi trovavo proprio a fianco di un muro contro il quale un bambino di quattro o cinque anni si divertiva a scagliare pallonate da distanza ravvicinata. È un muro davanti al quale in estate viene sistemato un grande schermo per il cinema all'aperto. A me il divertimento del bambino non dava alcun fastidio ma ero incuriosito dal fatto che giocava da solo in quanto non c'erano altri bambini e questo era abbastanza logico essendo un giorno feriale e quindi tutti gli altri bambini dovevano essere a scuola, al nido, all'asilo.
Ad un certo punto il pallone dopo aver colpito il muro anziché andare verso il bambino rotolò vicino i miei piedi.
Il bambino si avvicinò e
- scusa per favore mi ridai il mio pallone?
- eccolo tieni ma come mai non stai a scuola?
- mia mamma che mi doveva accompagnare si è sentita male e allora...
- capito. E adesso mi dici quale è la tua mamma?
- eccola là, quella col pancione che sta leggendo il giornale...
- sì ho capito e...
- mamma mi ha detto che tra poco arriverà una sorellina...tu che leggi?
- un romanzo...
- mi leggi qualcosa come fa mio papà quando la sera torna a casa?
- questo non è un libro per bambini...
- vuoi giocare con me?
- lo farei volentieri ma vedi come sono vecchio?
- anche mio nonno è vecchio ma quando andiamo a casa sua lui ci gioca con me...
- beato lui...ma perché ogni tanto non vai a parlare con la tua mamma...
- eccola, vedi, sta arrivando qui...
...........................................................
- scusi signore ma mio figlio fa sempre così, attacca bottone con tutti...
- no signora mi creda lui non mi dava alcun fastidio...
- meno male, adesso noi dobbiamo tornare a casa, grazie e buongiorno, saluta il signore...
- ciao signore.
Mi veniva spontaneo fare un gesto carezzevole verso il bambino ma non l'ho fatto.
Fino a una quindicina di anni fa quando da nonno-sitter col passeggino portavo le mie due nipoti a fare un giro al parco, se incontravo qualche bambino, gli facevo un sorriso, una carezza o un qualsiasi altro gesto affettuoso, ma poi, per non essere frainteso ed essere preso per pedofilo, ho smesso di compiere qualsiasi gesto del genere ed evitare così un qualsiasi imbarazzo.
Si fa presto a pensar male di una persona e forse potrò sembrare troppo prudente, ma è meglio evitare.



giovedì 18 aprile 2013

DUE PERSONE GENTILI

Veso le 11 di ieri mattina rientravo a casa dal mio solito giro che cerco di fare quasi tutti i giorni quando, nei pressi dell'angolo della via dove abito, due gentili persone, distintamente vestiti, uno anziano l'altro molto più giovane, mi hanno chiesto di fermami
- scusi il disturbo signore, vorremmo consegnarle questo (e mi porgono una sorta di cartoncino piegato sul fronte del quale è scritto, pressappoco, IL DESTINO DELLA TUA VITA È NELLE TUE MANI)
- (a quello anziano che mi ha interpellato) no grazie, ho altro per la testa...
- guardi che è importante a volte Dio...
- quale?
- come quale?
- sì perché vedi fratello io ho chiesto tante volte alcune cose ma non mi ha mai dato retta nessuno...
- tipo?
- fra le tante quella di toglierci dalla scatole certi politicastri che da vent'anni...
- ho capito, sei di sinistra...
- di questa sinistra? No, ancora più a sinistra, quasi anarchico...
- (l'anziano apre un libro con la copertina rossa) sai che diceva Marx? Bene questa è la Bibbia e ti leggo alcune righe (legge molto lentamente)...hai sentito? Non è diverso da quello che diceva Gesù figlio di Dio...
- senti a me fratello, tu hai le tue opinioni e io le rispetto però rispondi ad una mia domanda per favore. Ti sembra giusto che tutte le prediche che fanno non servono a niente e che in giro ci sono enormi disuguaglianze? I poveri che non ce la fanno e i ricchi che se la scialano?
- non devi farti accecare dall'invidia...
- ma quale invidia, a me non me ne può fregare di meno di chi è ricco,sono affari suoi tanto quando anche lui morirà non si potrà portare appresso la ricchezza, però io non ne posso più di certe storture
- i parroci, i sacerdoti e tutti gli uomini di Chiesa cercano di sistemare le cose ma malgrado la loro fatica...
- sì fratello però sono rarissimi quelli ai quali credere e che meritano di essere ascoltati ad esempio Don Ciotti e Don Gallo. Scusami ma adesso io devo rientrare a casa e quindi molliamo qui, buona salute...
- grazie altrettanto
- sì, vabbè, lasciamo perdere.
So benissimo che di fronte a due persone così gentili io non lo sono stato ma ho detto quello che mi ribolle dentro da un pezzo.




lunedì 15 aprile 2013

DOVRO' PRENDERE A MAZZATE PASQUALE E PASQUALINI

Già perché quello che mi è successo lunedì della scorsa settimana è incredibile.
Fino alle 9.00 a.m. sono stato a cliccare su questo bene/male/detto marchingegno alias Pasquale e tutto funzionava a meraviglia. Dalla finestra ho visto che c'era il sole e che la temperatura era mite. Mi sono vestito, sono uscito e neppure un'ora dopo sono rientrato. Seduto dinanzi a Pasquale, ho visto il monitor buio. Ho cliccato qua e là, niente, il morto interrogato non rispose. Ho domandato se qualcuno avesse toccato qualcosa ma nessuno l'aveva fatto. Telefono al tecnico mio amico che mi conosce da anni, gli racconto tutto, mi dice di non essere in casa (abita fuori Roma) e quindi di non poter verificare attraverso un altro suo marchingegno personale quale sia la causa del guasto. Mi promette di venire dopo pranzo. Infatti verso le 14 arriva, si mette all'opera, traffica una buona mezz'ora ma poi mi dice che purtroppo il monitor è deceduto. Mi chiede se sono trascorsi oltre 24 mesi da quando mio figlio procedette all'acquisto per usufruire eventualmente della garanzia ma purtroppo ne sono trascorsi 32 e quindi nisba. Poi, avendo avuto in regalo sempre da mio figlio un televisore nuovo, di quelli giganteschi e piatti lui, il tecnico, mi dice che forse, se c'è, non so di quale attacco parli, riesce a sistemare la faccenda. Leva qui, taglia qua, metti lì e metti là, dopo mezz'ora mi ritrovo con un televisore e annesso schermo gigantesco sulla scrivania al posto di Pasquale che è stato delicatamente poggiato sul tavolino della TV in attesa del funerale. Dopo di che prove su prove e istruzioni a non finire che io fatico a comprendere ma poi finalmente ci riesco. Lui, Pasquale, risorge e io torno a cliccare. Pago il tecnico, per fortuna con una riduzione del 50%, lo saluto, mi dice arrivederci ma io spero tanto di no e la cosa appare risolta.
E INVECE NO
perchè dopo circa tre ore il topo-mouse mi dice addio. Non dà più segni di vita. Prego la signora che assiste mia moglie di andare in un negozio vicinissimo casa per acquistare una nuova bestiola. Detto e fatto ma non completamente perchè è un tipo nuovo ed io stento un bel po' a capire come funziona, Infatti non riesco a farlo funzionare bene. Allora riprendo in mano quello che usavo prima, ci parlo, lo prego, lo supplico e quindi il vecchio topo-mouse che fa? Esaudisce le mie preghiere e risorge anche lui. Conclusione: adesso mi ritrovo con un unico marchingegno, Pasquale che si è felicemente unito in matrimonio con il televisore dalle forme gigantesco-panoramiche, e con due topi-mouse entrambi funzionanti.
Io sono inesperto e caprone e questo è noto, però prendo un mazzuolo di legno, lo poggio sulla scrivania accanto a Pasquale e ai due Pasqualini, glielo mostro e li avverto: alla prima che mi fate v'assicuro so' mazzate.