giovedì 14 novembre 2013

A.O.T. AMICIZIE OSPEDALIERE TEMPORANEE

Quando il 23 ottobre u.s. sono entrato all'ospedale e nella camera 102 come ho già detto, mi è stato assegnato il letto B - quello centrale - che ho occupato per tutto il mio 'soggiorno' mentre invece quello A alla mia destra ha visto l'avvicendarsi di ben 4 pazienti e quello C alla mia sinistra soltanto 2. Di solito si scambiano quattro parole fra tutti i 'soggiornanti' e così è stato però con alcuni distinguo. Mentre quelli del letto A erano molto loquaci, quelli del letto C, al contrario, erano più taciturni. Ci sono state alcune volte, specialmente negli ultimi due giorni , durante i quali mi sono divertito a sommare le nostre tre rispettive età raggiungendo un record: oltre due secoli e mezzo, per la precisione 256 anni. Cercherò di descrivere al meglio i sei amici temporanei, non so se ci riuscirò però mi auguro che qualcuno si divertirà in seguito a descrivere me, elencando i miei pregi, ove li avessi, e i miei numerosi difetti. Inizialmente il letto A l'ho trovato occupato da una specie di Maciste alto 1,95, peso Kg.127, 58 anni circa, capo-operaio ai Mercati Generali di Roma. Per quanto era alto non entrava nel letto e dormiva, russando sonoramente, con i piedi in fuori .
Persona molto cordiale, ci siamo scambiati un po' dei nostri reciproci ricordi. Ha lasciato l'ospedale il 25 ottobre quando mi stavano portando in lettiga in sala operatoria - da me battezzata cella frigorifera - per il secondo intervento. Ci siamo detti reciprocamente in bocca al lupo. Quando dopo due ore sono stato riportato in camera nel letto A c'era un altro paziente - in seguito mi disse di avere circa 90 anni ex Capitano di lungo corso nella Marina Mercantile, padre partigiano e così anche lui. Ottima persona, piccolino di statura e molto ciarliero (tipo quel novantenne mio amico di cui ho già scritto il quale, non appena entrava in casa e si siedeva, attaccava con la frase "Pe' fatte breve er discorso" ma non smetteva mai e io ero costretto a fare il pesce). Il Capitano soggiornante nel letto A agiva e parlava sì nella stessa maniera ma a voce bassa, per farlo smettere occorreva sparargli con un bazooka. Aveva navigato per i mari di tutti i continenti comandando petroliere e parlava quattro lingue. Dimesso lui al suo posto è subentrato un tipo alto, robusto, chiacchierone a più non posso ma cortese e generoso. Si è messo ad aiutarmi durante i miei digiuni che dovevo osservare sia prima sia dopo i due interventi. Anche perché i comodini accanto ai letti erano posti a sinistra dei letti stessi ed io non sono mancino oltre al fatto di essere stato operato nel torace a sinistra. Se mi occorreva qualcosa non arrivavo a suonare il campanello per l'infermiera, quindi per me erano guai seri. Allora interveniva lui e mi aiutava sempre. Tra noi è scattato un primo abbozzo di vera amicizia. Il giorno 5 novembre, cioè prima della data della mia 'scarcerazione', il letto A è stato nuovamente occupato questa volta da un mio coetaneo - 1930, folti capelli bianchi, bello robusto ma non alto, completamente sordo il quale desiderava conversare ma lo faceva a voce talmente alta che costringeva anche me ad urlare. Infatti la mattina del 6 novembre dopo la visita del primario con tanti dottori e dottorini che lo seguivano, appena usciti è dovuta rientrare da noi una dottoressa la quale ci ha invitato ad abbassare la voce. Abbiamo proseguito il nostro pseudo dialogo con dei cenni senza che riuscissimo a capirci. Per quanto riguarda il letto C per tutta la durata del mio soggiorno è stato occupato da due persone, il primo di circa 75 anni anche lui russava fragorosamente, un po' reticente a parlare ma poi l'ha fatto in seguito. Il secondo invece, di 91 anni, alto anche lui e quindi con i piedi in fuori, magro, e sordo, parlava a bassissima voce con grande mia fatica a capirlo in quanto anch'io non ci sento bene dall'orecchio sinistro. Era un appassionato floricultore e mi ha raccontato, tra molto altro, che le gardenie hanno le foglie bianchissime ma se le tocchi si rovinano diventando gialle. Quando sono stato dimesso lui invece è restato.
In definitiva, malgrado tutto, ho trascorso 15 giorni di vacanza a gratise salvo il sangue che si sono succhiati i vari dracula, a giorni alterni.

19 commenti:

Ambra ha detto...

Ciao Aldo. Vedi, la tua capacità di osservazione, la disponibilità a comunicare con gli altri, a divertiti alle situazioni curiose, fa di un soggiorno in ospedale, una vacanza estemporanea.

Tomaso ha detto...

Caro Aldo, prima di tutto, bentornato, poi con piacere leggo le tue sempre chiare osservazioni e affermo che sei veramente un amico speciale!!! Un abbraccio forte.
Tomaso

Cri ha detto...

Bravo Aldo! Se uno vuole trova occasioni di incontro e di scambio proficue anche in un ospedale... Ho passato la gravidanza di Matteo sempre costretta a letto da minacce di aborto che si sono semplicemente tramutate, nel corso dei mesi, in rischio di parto prematuro, alternando più volte quello di casa mia a quello dell'ospedale del mio quartiere. Probabilmente perché andò tutto bene ricordo ancora con piacere la mia vita là dentro, la routine, il senso di protezione, gli scambi con le infermiere, le mie compagne di stanza, le loro storie, drammatiche o a lieto fine, i momenti di tensione improvvisa ma anche quelli di relax e quasi di divertimento: come, ad esempio, l'ecografia estemporanea che mi fecero in sala travaglio la sera prima di una delle mie dimissioni, intorno al mio sesto mese, che radunò nel reparto miracolosamente senza emergenze tutto il personale medico in servizio che si godette la vista delle minuscole spalle quell'esserino fantasmatico scosso da un indomabile singhiozzo come di un piacevole programma alla tivù :D

Mariella ha detto...

Caro Ado. Come sempre ogni cosa descritta da te diventa molto interessante e anche divertente, pur trattandosi, come in questo caso di una degenza ospedaliera piuttosto seria. Mi hai fatto ricordare mio padre, sordo all'orecchio destro che durante la degenza successiva al primo infarto avuto, appena uscito dalla terapia intensiva, scorazzava attaccato alla sua flebo per ogni dove nel reparto. E nonostante sia di natura una persona che non sta mai traquilla e al suo posto, era riuscito ad entrare in amicizia con tutto il personale medico e paramedico. Dirti che al secondo infarto due anni dopo se lo ricordavano bene tutti mi sembra superfluo. Grazie per l'impronta di leggerezza che sei riuscito a dare alla mia giornata.
Ti abbraccio

Francesca ha detto...

Che bella la tua positività e i tuoi racconti!! :) mi hai fatto venire in mente un mio breve soggiorno, di cui racconterò...

Nou ha detto...

A Roma, anche in ospedale si riesce a vivere un clima cordiale. Hai descritto cosi bene i pazienti che si sono avvicendati che mi sembra di averli conosciuti o visti in qualche film :))
Un abbraccio Aldo!
Ciao
Nou

riri ha detto...

Carissimo Aldo, passo per un saluto. Il tuo racconto è sempre ricco, negli ospedali si incontrano tante persone diverse, ma le tue descrizioni sono una favola! Un abbraccio grande ed un grande sorriso:-)

rosy ha detto...

Alduccio, mi aspettavo questo post, sapevo che avresti parlato del tuo "soggiorno" e de persone che lo hanno accompagnato..oramai ci conosciamo..da tempo anche noi soggiorniamo su blogspot, grazie a lui ho avuto il piacere di conoscere te e tante belle persone.

Dopo questi soggiorni forzati si sente anche un po' di nostalgia per le persone conosciute.
Personalmente sono stata una sola volta operata ma il mio soggiorno è durato oltre due mesi e ho avuto occasione di conoscere tante persone e oggi ricordo tutti e tutto.

Alla fine si ritorna a casa portando dentro di noi volti, nomi, aneddoti, storie di persone che abbiamo incontrato e la cosa più bella e in questi posti che incontriamo tanta vera umanità.

Ciao, Alduccio e un forte abbraccio e salutami il caro Pasquale che poverino per 15 giorni è stato tutto solo in silenzio.


keiko ha detto...

Adoro il tuo trovare un lato positivo in ogni occasione e poi diciamolo, i nostri ospedali, specialmente quelli della nostra città, offrono milioni di spunti per racconti straordinari.
Un abbraccio:))

Zio Scriba ha detto...

Il primo personaggio mi ha fatto riflettere sulla totale mancanza di rispetto, in questo paesucolo, per le persone di alta statura. Letti corti, barelle corte, sedili di treno troppo ravvicinati. Però ci fanno pagare uguale, e ci guardano pure male perché non ci smontiamo le gambe per metterle nel portabagagli... (Ma la cosa comincia da piccoli, a scuola, coi banchi troppo bassi che ci fanno stortare la schiena...) Persino negli stabilimenti balneari, nessuno ha pensato a dotarsi di qualche lettino extra long...

cristiana2011-2 ha detto...

Sospettavo che i tuoi soggiorni in ospedale fossero simili a delle vacanze.Non è da tutti avere uno spirito come il tuo, che riesce a cogliere sempre anche il lato positivo.
Cristiana

PS. Però, detto inter nos,dubito che i tuoi vicini di letto fossero simpatici come te, sei raro.

cipralex1 ha detto...

caro Aldo,
sembra un'assurdità paragonare la degenza in ospedale ad una vacanza, invece, quando se ne esce, i ricordi di tutte le persone che hai incontrato danno proprio questa gradevole sensazione.
Aggiungo che in vacanza si ha la responsabilità della gestione, mentre in ospedale pensano a tutto gli altri...

Ciao carissimo. robi

Blogaventura ha detto...

So cosa vogliono dire questi momenti... anch'io, meno di un anno fa' ho subito due ricoveri e un intervento piuttosto serio... la solidarietà e l'amicizia fra degenti è fondamentale e ti aiuta a superare prove che, mai, da solo ti saresti sognato di passare. Ho un gran ricordo delle persone incontrate in quei giornidi non poca sofferenza. Un abbraccio grande a te, caro Aldo

Costantino ha detto...

Neppure il lettuccio di un ospedale ha piegato la tua ironia e la tua bravura nel saper raccontare.
Sicuramente quei tuoi compagni di ospedale ti ricorderanno con affetto per la tua arguzia e la tua bontà d'animo.
Ed io il tuo modo elegante e sorridente nello smitizzare persino un ricovero in ospedale.

chicchina ha detto...

Una bella vacanza,Aldo,con tanta bella gente,persone diverse,ma per questo interessanti:ti hanno dato la possibilità di interessanti osservazioni,che ci hai regalato,con la solita simpatia ed ironia.Un abbraccio e per ora basa vacanze!!

nina ha detto...

Caro Aldo, sei come il re Mida che ogni cosa che toccava la trasformava in oro.
Tu, qualunque esperienza e situazione ti capiti di dover affrontare, grazie alla tua curiosità, al tuo spirito di osservazione e alla tua voglia e capacità di raccontare, la trasformi in un racconto interessante, intrigante e a volte magico.
Sei davvero speciale!

Maria Gabriella ha detto...

Almeno ti sei un po' divagato. So che i soggiorni in ospedale possono essere veramente noiosi, quando ci si mettono...
Adesso stai bene, mi auguro!

Ninfa ha detto...

Ciao Aldo, ho letto le tue vicende in ospedale e le ho lette col sorriso, davvero bravo a scrivere. Hai veramente uno spirito invidiabile che di sicuro ti rende molto più leggero il soggiorno in un luogo non proprio ameno... Visto che anch'io in questi ultimi due anni ho frequentato molto l'ospedale a seguito di mia mamma (5 anni più di te)so quanto siano belle, a volte intense, queste amicizie pur se temporanee, con i compagni di camera. In fondo le situazioni difficili tendono ad avvicinare. Un caro saluto!

EriKa Napoletano ha detto...

Son contenta che, nonostante tutto, tu abbia conservato dei bei ricordi legati al tuo soggiorno in ospedale. Anch'io ho sorriso leggendo le varie descrizioni che hai voluto regalarci. Buona nuova settimana, caro Aldo.