domenica 24 febbraio 2013

HO SOGNATO MIO PADRE E MI SONO RICORDATO...

...molto di lui ma alcuni episodi mi sono rimasti più impressi. Forse sarà per questi episodi che l'ho sognato. E pensare che non mi era mai accaduto.
Lui ci ha lasciato nel 1970, a settant'anni e, quando accadde, era ricoverato in un ospedale pubblico per essere operato ma il chirurgo incaricato dell'operazione non arrivò in tempo. Proprio il pomeriggio del giorno della sua scomparsa io e uno o due dei miei fratelli eravamo da lui per la visita quotidiana. Per andare e tornare dal bagno lo dovemmo sostenere in due. Ho ancora davanti agli occhi quella scena straziante quando lo riaccompagnammo per rimetterlo a letto. La sera stessa sul tardi ci telefonarono dal reparto e ci dissero che papà se ne stava andando. Ci precipitammo ma l'infermiere notturno in servizio non voleva farci entrare in corsia e si può facilmente immaginare quale fu la nostra reazione. Assistemmo al suo ultimo respiro. Il difficile fu stabilire quando dovevamo informare nostra madre dal momento che lei non era presente quella triste sera. Ci recammo la mattina dopo alla nostra casa in via della Polveriera ma, prima di salire da lei, ci fermanno per consultarci e per decidere chi se la sentiva di darle quel dolore. Se non ricordo male fu il più grande di noi quattro fratelli a farlo e io appresso a lui. Mi è difficile descrivere come dolorosamente reagì perciò evito di farlo. Mio padre era un uomo buono e capisco che questo si dice quando le persone vengono a mancare però la realtà è questa. Iniziando da quando aveva intorno ai diciotto anni, fece una infinità di mestieri anche perché aveva frequentato soltanto le scuole elementari. Apprendista orologiaio, idem calzolaio, guardiano in una fabbrica, venditore porta a porta di romanzi a puntate e di prodotti di profumeria, macchinista di teatro, maschera in un cinema e chissà che altro. Non occupò mai un posto "pubblico". Durante la seconda guerra mondiale poteva entrare come fattorino nel servizio pubblico di trasporto comunale quì a Roma ma doveva avere la tessera del fascio. Lui non volle iscriversi a quel partito. Il comico fu apprendere che il portiere del nostro fabbricato, pur essendo antifascista, si iscrisse al partito e venne assunto regolarmente. Ricordo che alla fine del fascismo e della guerra quasi beffeggiava mio padre per non essersi piegato a fare quell'iscrizione ma lui non se lo filò per niente. Non si era mai ammalato, non conosceva ospedali se non quelli dove eravamo nati noi quattro suoi figli. Però soffriva molto ai piedi per aver tanto camminato specialmente negli ultini trent'anni della sua vita. Era magro come un chiodo ed era non più alto di un metro e sessantacinque. Aveva un album dove conservava le foto di molti attori di varietà degli anni quaranta e cinquanta, tutti con dedica autografa. La sua passione era anche ascoltare prima alla radio e poi vedere in TV tutti i festival di San Remo dai primi anni cinquanta in poi. Quando se lo poteva permettere acquistava qualche disco 45 giri che sono poi diventati l'eredità per me e che ancora conservo unitamente ai 33 giri e qualcuno addiritturas a 78 giri. In uno di questi c'è incisa, chissà in quale anno, una romanza cantata dal famoso tenore Enrico Caruso. Quando mi sposai durante il modesto pranzo di nozze lui scoppiò a piangere perchè sapeva che io e mia moglie lavoravamo in nero e con basse retribuzioni, pertanto pensava che noi non avessimo in vista un futuro molto radioso. Per fortuna le cose andarono meglio e quando tre anni dopo il matrimonio nacque il mio unico figlio per mio padre fu una gioia immensa. Ogni tanto passava a trovarci per vedere il pupo crescere e portava sempre dei dolcetti. Un ultimo episodio che ricordo di lui è quando si metteva seduto in camera da pranzo per scrivere qualcosa su delle carte relative al suo mestiere di venditore porta a porta. Quello era il momento adatto per la nostra gatta Mucci, che avevamo in casa, per potersi arrotolare attorno al collo di mio padre. Nessuno dei due intendeva muoversi dalle posizioni che occupavano. La nostra casa di via della Polveriera non aveva riscaldamento perciò quello era il sistema migliore per entrambi di sentire meno freddo.
Quando combinavo qualche marachella e purtroppo ne ho combinate anche di grosse, lui si sedeva, mi chiamava in separata sede, mi faceva bonariamente la paternale senza mai sfiorarmi con un dito e mi sottraeva dalle altre "cure" che voleva mollarmi mia madre.
Ciao papà io ti ricordo sempre lo sai e, mi raccomando, abbraccia mamma, Giorgetto e Pinuccio per me.

27 commenti:

Ambra ha detto...

Mi si è stretto il cuore nel leggerti, Aldo. C'è una nostalgia così intensa nelle tue parole, nel ricordo di tuo padre. Una vita probabilmente molto faticosa la sua, ma, come dici tu, un uomo buono che non voleva esercitare la sua pressione paterna sul suo piccolo figlio, per non fargli male.
Un ricordo malinconico e doloroso quello dei prori cari che se ne sono andati.

Tomaso ha detto...

Caro Aldo, tante volte i sogni ci riportano dei momenti gioiosi, ma spessa anche dei ricordi tragici.
Ho letto il tuo racconto in un fiato, grazie amico ho sofferto la stessa cosa quando arrivò in Svizzera la notizia che il papà era grave! Fu una corsa in macchina sperando di arrivare in tempo per l'ultimo saluto, ahimè sono arrivato tardi. Sono cose che fanno molto male
ma bisogna pensare che la vita continua...
Ciao e buona domenica caro amico.
Tomaso

m4ry ha detto...

Mi hai commossa con questi ricordi..sono ricordi che non si cancellano..restano indelebili nella memoria, così come tutte le sensazioni che abbiamo provato nel viverli..ti abbraccio caro Aldo..sempre con grandissimo affetto !

Bastian Cuntrari ha detto...

Che groppo in gola, Aldo!
Leggendoti, spesso confondevo l'immagine di tuo papà con quella del mio... Non vale far piangere la domenica mattina.

Soffio ha detto...

Molto bello quello che scrivi tienilo caro

chicchina ha detto...

Quanto amore in quello che scrivi,caro Aldo.Restiamo figli,per sempre,anche da genitori e nonni.
Non erano tempi facili,ma i nostri si sapevano accontentare e la cosa importante era darci dei buoni principi,e tutto l'affetto e l'amore possibile,spesso unica eredità.

Cristiana Moro ha detto...

Di mio padre non ricordo quasi nulla, tranne l'ultima volta che lo vidi, dalla finestra, mentre aspettava un taxi sotto la neve.
Hai una gran ricchezza nel tuo animo, nel poter ricordare un padre onesto lavoratore e tenero genitore.
Un abbraccio!
Cristiana

rouge ha detto...

Bello.

keiko ha detto...

Aldo, stavolta sei tu a lasciarmi senza parole.....
Ti abbraccio.

Zio Scriba ha detto...

Bellissimo, questo tenero ricordo di un uomo orgoglioso e mai scodinzolante. Oggi servirebbe a me, un buon venditore di romanzi porta a porta... :)
E guarda però l'andirivieni della vita: nello stesso anno tu perdevi il tuo splendido padre, mentre a me nasceva un fratellino.
Un abbraccio, caro Amico!

Nou ha detto...

Caro Aldo, è vero che non si riesce a parlare della comunicazione di una perdita di un proprio caro e neppure delle reazioni. A me è toccato di dire a mia madre della morte di mio fratello e... puoi immaginare.
Che bello e bravo papà puoi ricordare caro Aldo! Un papà dolcissimo e fiero.

Ciao :)

Nou

Antonio ha detto...

una abbraccio a te e ai tuoi ricordi

riri ha detto...

Sono bei ricordi e sicuramente deve essere stato un Uomo buono perchè lo sei anche tu.Un abbraccio

Cri ha detto...

Hai sognato tuo padre perché sei ancora un ragazzo, Aldo. La tua vitalità e giovinezza sono intonse, e, nonostante gli anni passati, tu sei ancora quello di cui racconti in questo post.
E sognare le persone care che non ci sono più accanto porta bene, porta in sé un bene intrinseco che consola l'anima e ci sostiene nelle difficoltà dell'esistenza.
Posso solo immaginare la nostalgia, acuta, dolce e dolorosa, per un padre che non c'è più. La immagino solo perché, come tu ben sai, io un padre e una madre degni di questo nome non li ho mai avuti, e ci sto facendo i conti oggi, faticosamente. Non so cosa sognerò quando saranno morti. Per ora vagheggio ancora con disperazione nel mio animo infantile un risarcimento affettivo, una compensazione che non verrà mai.
Ti abbraccio con immenso affetto, piccolo grande giovanotto. E mi unisco al tuo saluto per tuo padre, tua madre e i tuoi fratelli.
:*

Enly ha detto...

La mamma però è sempre la mamma ho voluto MOLTO MOLTO MOLTO MA MOLTO più bene a mia madre che a mio padre.
Mia madre è morta sei anni fà e me la ricordo tutt'ora anche se non la sogno mai. E PER "FORTUNA"!!!

Fra ha detto...

Che bel ricordo, Aldo.
Mi sono commossa, tanto.
Un grande abbraccio

nucci massimo ha detto...

Non ho un padre comeil tuoda ricordare e per quel pocoche l'ho conosciuto è meglio che me lo scordo.
digli che se ha pazienza quando vado da lui un abbraccio glielo dò anch'io.
Senza fretta, ma diglielo "Senza fretta" che adesso non ho tempo.

Blogaventura ha detto...

Un ricordo bellissimo e intenso... è sempre un piacere leggerti caro Aldo

cipralex1 ha detto...

ciao caro Aldo,
dopo due giornate amare, ho ritrovato nel tuo racconto un momento di tranquillità e di tenerezza.
Ho affrontato in prima persona quel triste compito di informare mia madre della morte di mio padre e successivamente del mio unico fratello e non lo dimenticherò mai.
Sono le persone più ricorrenti nei miei sogni.
Commuovermi, con il tuo racconto, mi ha fatto bene.
A presto. robi

Alessandra Lace ha detto...

mi hai davvero commossa, toccante questo ricordo di papà. ti abbraccio fortissimo, caro Aldarè. buona notte

zefirina ha detto...

commossa

Sandra M. ha detto...

Un tesoro inestimabile questo ricordo e mi commuove tanto leggere le tue parole d'amore per questo uomo buono che sicuramente ha contribuito largamente a fare di te quello che ora sei.

Tina ha detto...

Quanta tenerezza in questa pagina, mi ci voleva, Grazie Aldo.

Buona serata Amico ;-))

Enly ha detto...

ANCHE IO HO MEMORIA DI MIA MADRE E ME LA RICORDO TUTT'ORA.

Adriano Maini ha detto...

Un ritratto dolce e tenero di una gran brava persona, da cui hai ereditato indiscutibili note di umanità. Un abbraccio, Aldo!

nina ha detto...

caro Aldo, arrivo tardi ma non potevo perdere questo tuffo nelle emozioni che mi hai regalato.
Che bella e dolce la figura di tuo padre. Anche il mio fu un uomo che non rinunciò mai alle sue idee, fino a farsi cinque anni di confino sotto il regime fascista, a cui era inviso. Un'altro particolare che lo assomiglia al tuo: quando c'era il festival di San Remo o quello della canzione napoletano, non mancava mai e per non perdersi niente, dato che rincasava giusto in tempo, gli preparavamo "la tavola" apparecchiandogli con un tovagliolo una sedia davanti al televisore, perché non si perdesse neanche una nota.
ciao, Nina

Vilma Bellucci ha detto...

Molto commossa da questo racconto dove ricordi tuo padre e i tempi certamente non facili,
Ha scritto l'inchiostro del cuore.
Buona domenica