lunedì 2 dicembre 2013

LA NINA...

la Pinta e la Santa Maria. No, no, non è la storia di Colombo e della sua impresa è che quando ho voglia di parlare con Nina e la chiamo, subito mi tornano in mente, come un ritornello, i nomi anche delle altre due delle tre famose caravelle. D’altronde dopo oltre 50 anni di lavoro nella marina mercantile e dopo aver vagato per tutti i continenti di questo nostro mondo credo di avere il diritto di godermi lo spazio di vita che mi rimane. Quando iniziai quel lavoro avevo meno di 18 anni e facevo il mozzo. Poi naturalmente col passare degli anni ho fatto carriera se così si può definire. Adesso sto tranquillamente in pensione. Insieme alla mia dolce e cara Nina. Viviamo in un piccolo locale a livello strada composto di un unico stanzone di circa 60 metri quadrati con annessi due microscopici servizi: angolo cottura e gabinetto. Era un ex bar che non ha avuto molta fortuna ed il proprietario delle mura, mio vecchio ed ottimo amico, lo ha concesso gratuitamente a me e Nina in cambio di piccole faccende che gli sbrigo quotidianamente. Lui d’altra parte è proprietario dell’intero palazzo . Quando non sono impegnato con le faccende, mi siedo su di una comoda sedia a sdraio, leggo qualcosa o ascolto musica di qualsiasi genere e guardo di sottecchi la mia Nina (anche lei non scherza con l’età) che, immancabilmente tutti i giorni, con o senza sole, freddo, pioggia, vento, se ne sta seduta sulla soglia della nostra dimora osservando attentamente tutto ciò che le passa davanti, senza battere ciglio. Mi diverto un mondo a guardarla e mi sono sempre chiesto cosa le passi per la testa perché sembra che nulla la smuove, la stupisce o la interessa. Sembra! Perché invece non è così. La raccolsi in strada che era appena più grande delle mie mani, un ciuffetto di peli bianchi, rossi e marrone. Il risultato di chissà quanti incroci di chi l’ha messa al mondo. Mi è stato detto, da chi se ne intende, che dovrebbe essere un’ottima cacciatrice, ma io, che non amo la caccia, ho sempre pensato che Nina, la mia adorata cagnolina, avesse invece un’altra indole. Lei, sin da piccola, ha avuto il fortissimo desiderio di essere carezzata, di sentire accanto a sé la mia continua presenza tanto che, ormai non posso più evitarlo, quando la sera mi metto a letto per dormire lo trovo già occupato poiché gradisce molto i miei piedi sulla sua pancia e me lo ha fatto capire da sempre, con il suo uggiolio dal tono soddisfatto. D’inverno non che la faccenda mi dispiaccia anche perché in casa non c’è riscaldamento, ma d’estate diventa un problema ed allora abbiamo raggiunto un accordo: lei si sdraia sempre sul mio letto però fuori del lenzuolo ed il più lontano possibile dalle mie estremità. La sua indifferenza a tutto ciò che la circonda è soltanto apparente. Ho avuto numerose prove circa le sue straordinarie doti d’intelligenza, d’intuito, d’udito e di chissà quanto altro ancora perché io, malgrado tutti questi anni trascorsi insieme, non la conosco così bene così come lei conosce me. Si accorge persino di che umore sono in qualsiasi momento della giornata perché non mi perde mai di vista. Salvo quando, due volte il giorno, di primo mattino e all’imbrunire, si alza da dove sta seduta immobile tutto il giorno, mi rivolge uno sguardo d’intesa per farmi capire che starà via soltanto per poco tempo e se ne va trotterellando per il suo giro intorno al palazzo, annusando tutti gli alberelli posti sul marciapiede del viale di casa e di quelli dei palazzi vicini. Non porta museruola e non le ho mai messo il guinzaglio, ha soltanto un collare con una piastrina identificativa. Ho tentato varie volte di farla venire con me nel vicino parco pubblico dove esiste un ampio spazio proprio per i suoi simili, ma lei preferisce starsene in casa e quando io mi allontano sento il suo sguardo sulla mia nuca: non mi perde di vista neppure per un attimo. Nina non è alta, non credo che superi i 50 centimetri da terra. In verità non l’ho mai misurata, è un po’ grassottella e non l’ho mai vista digrignare i denti né sentito il suo abbaiare. L’ho sentita lamentarsi soltanto una volta, credo sette od otto anni fa, quando rimase incinta e partorì tre cuccioletti che io dovetti affidare ad un ente preposto. L’ho fatto però con il suo tacito benestare. Da allora non è più successo: non dà e non desidera alcuna confidenza da parte di nessuno dei suoi simili. Forse si è adeguata al mio carattere. Io non sono sposato non perché non l’abbia voluto, ma il mio mestiere mi ha sempre costretto fuori casa ed anche se è stato bello, divertente ed interessante girovagare in lungo e in largo, ora ne subisco le conseguenze. In certi momenti mi tornano in mente alcuni versi di “Piazza Grande” una canzone di Lucio Dalla, uno dei miei cantanti preferiti, che fa proprio al caso mio: “una famiglia non ce l’ho e la mia casa” (è questa qua) “con me di donne generose non ce né, ho rubato l’amore” (in tutti i porti in cui hanno attraccato le navi dove ho lavorato) ”a modo mio avrei bisogno di carezze anch’io, a modo mio avrei bisogno di sognare anch’io”, (d’altra parte) “quello che sono l’ho voluto io ma la mia vita non la cambierò mai”. Anche perché di tempo non ne è rimasto molto sia per me sia per Nina. Nel caso io dovessi lasciarla per primo, devo pensare ad una soluzione favorevole per lei. Chiederò l’aiuto a qualcuna delle numerose persone che transitano quasi tutti i giorni dinanzi la nostra casa e non ci fanno mai mancare i loro buongiorno-buonasera e le domande sullo stato delle nostre condizioni di salute e di vita (forse siamo considerati dagli altri una sorta d’istituzione se non del rione almeno della strada, tipo San Rocco e il cane). Per fortuna con la mia pensione possiamo andare avanti abbastanza bene e non abbiamo grosse spese da affrontare salvo quelle per il sostentamento giornaliero. Ormai conosco perfettamente i desideri ed i gusti di Nina e lei conosce i miei. Quando qualche volta cambio volutamente il menù del giorno, lo faccio solo per divertirmi osservando la sua espressione interrogativa come se mi chiedesse se può fidarsi di quello che preparo. Siccome però non è stupida prima di mangiare aspetta che lo faccia io e… non credo che sia per una questione d’educazione o di rispetto per la precedenza che secondo lei mi sarebbe dovuta non capisco secondo che cosa. Molto spesso parlo con lei commentando gli articoli che leggo sui quotidiani o quelli che ascolto dalla radio (per fortuna non possiedo televisori, computer, telefoni di nessun tipo). Quello di cui veniamo a conoscenza attraverso quei mezzi, ci basta ed avanza. Mi chiedo come la pensa Nina politicamente. Può sembrare una domanda cretina ma quando noto le sue espressioni nei momenti in cui leggo ad alta voce gli articoli mi viene da pensare che anche lei riflette sul contenuto di quello che riporta la stampa. Deve avere senz’altro la sua personalissima opinione al riguardo. Non la esprime perché potrebbe essere diversa dalla mia e quindi preferisce tenersela per sé. A volte, seguendo il filo di questi ragionamenti mi chiedo se io non stia per dare i numeri, ma poi ci penso bene e mi dico che c’è in giro di molto peggio. Ogni tanto quando provo un po’ di nostalgia, racconto a Nina il mio peregrinare per i mari e gli oceani. Ho avuto sin da bambino la passione per il mare, da qui, credo, mi è balenata l’idea di battezzare Nina col nome di una delle famose tre caravelle. Di episodi ancora ne ricordo parecchi e quando mi viene voglia chiamo Nina, le premetto che sto per raccontargliene qualcuno. Lei si mette a pancia in giù sul pavimento in una strana posizione come se stesse per nuotare, poi mi guarda fisso con quel suo musetto appuntito rivolto verso di me e strizza gli occhi in continuazione. Sembra che mi dica di sbrigarmi a raccontare, non vuole stare troppo nell’attesa che io cominci. Gli episodi che più gradisce sono quelli in cui racconto le vicissitudini mie e di altri degli equipaggi di cui ho fatto parte per riuscire a pescare qualcosa durante la navigazione. Ho tanto l’impressione che anziché da caccia Nina sia un cane da pesca. In fondo io e Nina formiamo una coppia - vecchia e forse un po’ strana dato che io ho due gambe e lei quattro zampe - ma ci vogliamo bene e per i giorni che ci restano ci faremo sempre compagnia. Quando poi lasceremo questa terra chi può dire che non ci si riveda? Nina ne è sicura, io un po’meno.







16 commenti:

cristiana2011-2 ha detto...

Quanta tenerezza Aldo in questo post! Tu sai bene che hai sfondato una porta aperta, perchè tutto ciò che riguarda i cani mi manda in brodo di giuggiole. E' una vita, ed è piuttosto lunga anche la mia, che amo questi esseri dotati di un senso straordinario che chiamo 'teleamorepatia' canina.Voglio credere che abbia ragione Nina e che ci rivedremo e continueremo ad amarci in un'altra vita.
Grazie Aldo!
Cristiana

Enrico Bo ha detto...

per lo meno la Nina, sta sicuro, non se ne andrà con qualche altro marinaio.

Enly ha detto...

Una battuta, se posso.. La Nina... La Pinta e la Santa Maria :) . Anche se non fa così tanto ridere...

Tomaso ha detto...

Cara Aldo, stupisci sempre con i tuoi racconti! Veri oppure di fantasia, ma sono sempre belli e avvincenti. La Nina di sicura sarà li ad aspettarti, tu mi capisci! Dove, se anche hai dei dubbi, io dico crediamoci, che non è mai male.
Ciao e buona settimana caro amico.
Tomaso

Zio Scriba ha detto...

Molto tenero e dolce, e con quella perla finale (il "cane da pesca") davvero notevole. :)

nina ha detto...

Eccoti qua! Un ottimo racconto che ho avuto il privilegio di gustarmi in anteprima!
Bravo giovane amico!

rosy ha detto...

Alduccio, come sempre sai raccontare.
Incantata ho letto. Complimenti ma tu Alduccio devi scrivere un libro di tutti gli aneddoti che hai scritto.
Pensaci!

Adesso vado a leggere gli altri due post che mi mancano.

Abbraccione!

Ambra ha detto...

Ancora una volta, Aldo, devo dire che hai una fantasia senza fine, sensibile, delicatissima. Questo è un racconto d'amore tra un marinaio e la sua cagnolina, alla quale è rimasto fedele negli anni.
Ciao Aldo.

Mariella ha detto...

Gran bel racconto. Delicato e sensibile.
Del resto Aldo, quando si passa da te è naturale lasciarsi accarezzare dalle parole e dalla poesia.
Grazie.

Un abbraccio.

Sandra M. ha detto...

Quanto amore reciproco. E ben riposto da entrambe le parti. Loro, poi, sicuramente non ci tradiscono!

chicchina ha detto...

Quanta tenerezza in quello che scrivi.Fantasia o realtà poco importa,è il tuo modo di parlare delle cose più quotidiane,mettendoci tanto impegno e tanta delicatezza,che ti rende unico.ciao amico Aldo.

Nou ha detto...

Il tuo sguardo sugli aspetti della vita è dolce e pieno di sentimenti affettuosi. Sai raccontare in modo avvincente e questo è un racconto fra i tuoi più belli. Continui a donarci delle perle preziose!
Ciao Aldo e grazie:)
Baci Nou

@enio ha detto...

io avevo un gatto che si sdraiava sempre ai piedi del letto sulle mi estrimità, la mattina sentiva la mia sveglia e se io non mi alzavo incominciava a far rumore con la gola, passandomi nei pressi della testa finchè non mi alzavo. Le mancava solo la parola al mio gatto.Se n'è andato un mattino uscendo dalla porta e non è più ritornato.Dopo di lei, non ho voluto più animali in casa.

Paola ha detto...

Ma come mi è piaciuto questo racconto così gradevole e pieno di tenerezza tra il marinaio e la sua cagnolina... Aldo sei veramente super... un bacio grosso

Cri ha detto...

Dopo una travagliatissima convivenza in quella che doveva essere una vacanza con quelli che dovrebbero essere i miei familiari più stretti mi viene da capirlo dal profondo dell'anima, questo vecchio marinaio, che alla compagnia di una donna o di parenti o di amici preferisce quella di Nina!

cipralex1 ha detto...

marinai, donne e guai... e tanta tenerezza raccontata dalla tua nobile fantasia.
Grazie Aldo.
Un caro saluto. robi