venerdì 7 febbraio 2014

AMARCORD

Avevo poco più di 38 anni quando mi si presentarono per la prima volta alcuni dolorini alle ossa e, dietro consiglio di un ortopedico che mi aveva visitato accuratamente, mi decisi a seguire il suo consiglio e predispormi ad affrontare una cura termale a base di fanghi e massaggi. Il luogo più idoneo che mi era stato indicato era Abano Terme in provincia di Padova e quindi mi diedi da fare per trovare uno stabilimento termale ed annesso albergo alla mia portata. Non mi riuscì difficile trovare ciò che cercavo e, dopo alcuni contatti telefonici, prenotai per il mese di maggio un ciclo di cure. Quando venne il giorno della partenza feci dare prima una controllatina a Celestina, la mia Fiat 1100/R e quindi partimmo, io e lei. Giunsi ad Abano verso il pomeriggio inoltrato dopo un viaggio abbastanza tranquillo. Rimasi sorpreso sia dall'eleganza dell'albergo, moderno e circondato da un bel giardino, sia dall'accoglienza ricevuta. Tutti molto cortesi: receptionista, direttore e altro personale. Venni accompagnato nella mia camera, una singola con bagno annesso, e venni informato che il mattino dopo sarebbe venuto un medico per una visita di routine. Mi dissero anche quale era il programma che avrei dovuto seguire a partire dall'indomani. Era ormai l'ora di cena e quindi potevo accomodarmi scendendo al piano terreno. Il salone da pranzo era enorme, luminoso e stracolmo di tavoli e sedie di pregevole fattura. Non appena vi misi piede mi vidi venire incontro una giovanissima ragazza che indossava un candido grembiule con pettorina e una specie di cuffietta sui biondi capelli corti. Mi salutò in un delizioso accento veneto e mi accompagnò all'unico tavolo rimasto libero situato molto vicino alla porta d'ingresso e apparecchiato per una persona sola. Diedi una rapida occhiata in giro e notai che tutti gli altri tavoli erano occupati da ospiti, perlopiù coppie e comitive di stranieri. Dalla lista del menù in bella mostra sul tavolo mi accorsi che potevo scegliere tra tre diversi piatti per ciascuna portata. Feci la mia scelta, lo dissi alla ragazza che non mi aveva mollato un istante e quando si fu allontanata mi accinsi a fare con lo sguardo un altro giro d'ispezione tanto per iniziare a rendermi conto di come stavano le cose. Si udiva un mormorio incessante di persone che parlottavano per la maggior parte in tedesco, almeno era quello che riuscivo a capire io ma non perchè conoscessi quella lingua. Accanto a me c'era un altro tavolo occupato da tre signore impegnate in un'animata conversazione. Parlavano in italiano con un accento dialettale piuttosto marcato di cui comprendevo ben poco. Non che mi fossi messo ad origliare ma erano loro che tenevano un po' alto il tono della voce. Terminata la cena gli ospiti man mano uscirono dal salone chi per andare in giardino, chi per fare una passeggiata e chi per trattenersi nell'atrio dell'albergo piuttosto ampio dove erano disposti numerosi divani e poltrone. Le tre signore del tavolo accanto al mio, probabilmente italiane, le rividi sedute su di un divano e stavano certamente seguitando la conversazione di poco prima. Decisi di volerne sapere qualcosa di più su di loro. Mi avvicinai, feci un breve cenno di saluto, presi un settimanale illustrato che si trovata poggiato su un tavolino e sedetti su un divano di fronte il loro. Dopo qualche minuto, profittando di una pausa, con estrema gentilezza chiesi alle tre signore se erano italiane. Alla mia domanda, che in realtà era una scusa per attaccare bottone, scoppiarono in una sonora risata. Poi, come per tranquillizzarmi, non solo affermarono di esserlo ma vollero dirmi anche di quali località e addirittura il loro stato civile. Chissà perché? Dunque la più giovane, mora, credo di circa 40 anni, era di Rovigo, sposata senza figli; le altre due, intorno ai 50 erano di Bassano del Grappa, bionda, separata con due figli ancora minorenni l'una e di Venezia, biondo-cenere vedova e madre di tre figli maggiorenni l'altra. Io, come dire, presentai le mie "credenziali" e tutto diventò più semplice. Ci attardammo a "ciacolare" fino alle 23 quando la veneziana e la bassanese decisero di ritirarsi nello loro camere. Io rimasi a far compagnia alla rovigotta che non aveva ancora voglia di andare a dormire. M'informò che lei e le altre due avevano stretto amicizia sin dal primo dei quattro giorni da quando erano arrivate in quell'albergo e avevano iniziato le cure. Le chiesi qualche delucidazione in merito al programma di cure e lei mi fornì i punti essenziali di come si sarebbero svolte le cose. A mezzanotte decidemmo di andare a dormire anche noi, prendemmo l'ascensore – lei aveva la sua camera nello stesso mio piano - ci salutammo e ci augurammo la buonanotte. Ancora oggi non riesco a dimenticare il mio primo giorno della "tortura". Alle sette del mattino venne il medico che mi visitò scrupolosamente e poi via via tutte le altre"piacevolezze" che mi stancarono un bel po'. Rimasi tutta la giornata a letto e solo a sera inoltrata mi decisi a scendere sperando di rivedere le "tre grazie". Puntualmente le trovai sedute nello stesso divano della sera precedente. Quando raccontai come avevo trascorso "quella giornata" si misero a ridere molto divertite. Io no.Nei giorni successivi si seguiva sempre lo stesso tran-tran: fanghi, massaggi, colazione, nuotatine nella piscina coperta dello stesso albergo, pranzo, riposino, pomeriggio a passeggio per le strade di Abano e anche qualche puntatina in visita a Padova dove ci si andava con la mia auto. Io ero l'autista, accanto a me, con mio sommo piacere la rovigotta e, nel sedile posteriore la veneziana e la bassanese. Proprio quest'ultima quando giunse per lei il giorno del ritorno a casa ci chiese se potevamo accompagnarla a Bassano, cosa che facemmo con molto entusiasmo. Venne poi il giorno della rovigotta la quale c'informò che il mattino successivo di buon'ora sarebbe venuto il marito a prenderla. Anche quell'ultima sera, come al solito, io e lei ci trattenemmo fino a notte inoltrata, poi ritornammo nelle nostre camere e, davanti la porta della sua ci abbracciammo. Lei, fissandomi negli occhi mi disse: "...avrei voluto...". Si voltò, entrò e chiuse la porta. Aveva capito durante il corso delle nostre conversazioni che tra noi due qualcosa stava succedendo. Dopo un paio di giorni fu la volta della veneziana a dover lasciare l'albergo. Mi disse che nessuno dei suoi tre figli sarebbe venuto a prenderla e mi chiese se mi andava di accompagnarla a Venezia. Dissi subito di sì ed infatti in meno di un'ora percorremmo la Serenissima, giungemmo in quella meravigliosa città, parcheggiai l'auto al grande garage di Piazzale Roma e ci recammo a casa sua che non era molto distante da Piazza San Marco. Lì giunti, m'invitò ad entrare, mi disse che se volevo potevo restare a cena e io...restai...soddisfatto.
Ritornai in albergo ad Abano un'ora dopo la mezzanotte.


13 commenti:

cristiana2011-2 ha detto...

Sei stato un po' reticente : che significano quei 'puntini' ?
Ti hanno fatto più bene le cure termali o quelle tre signore?
Cristiana

zefirina ha detto...

birbante, mia madre andava sempre a Salsomaggiore ma portava anche noi, quindi era blindata, ma mi ricordo quel tipo di signore che si lasciavano andare a flirt più o meno consistenti...e non aggiungo altro

Tomaso ha detto...

Caro Aldo, come sempre i tuoi racconti ci lasciano dei dubbi:)
crederci è sempre bello!!!
Parlando dei bagni termali, a me pare che tutti abbiamo lo stesso problema, giovani e vecchi.
Tutte le settimane noi andiamo alle terme che sono qui a 25 Km, e ti dico che vedo giovani e vecchi tutti con lo stesso problema!!! Artrosi e reumatismi, evviva che siamo arrivati a questa età e sorridiamo.
Tomaso

chicchina ha detto...

Cure termali galeotte,spesso..E tu non la racconti giusta,caro Aldo.
Rispetto la tua privacy,pero....qualcosina in più potevi dircela,fra amici.
Ciao simpaticissimo amico.oggi va un po meglio.

EriKa Napoletano ha detto...

Ma non eri ancora sposato, Aldo??? Devi essere stato un "latin lover" da giovane.... anzi che dico, ricordando i complimenti che facevi l'anno scorso, a giugno, alla ragazza altissima del ristorante in cui abbiamo trascorso delle belle ore insieme, lo sei ancora......
Bravo...bravo....
Un abbraccio
Erika

raffaella. p. ha detto...

Ciao Aldo, come stai???
Le cure termali ti hanno strapazzato troppo???
Un caro saluto

Tina ha detto...

Mi sto chiedendo se hai fatto ginnastica salutistica o ginnastica da camera ;-))

Al solito passare dalle tue parti per me significa riconciliazione con la risata ;-))

Buona serata Sornione de mi vida ;-))

rosy ha detto...

Le cure termali sono sempre pericolose.
Meno male che Celestina non parlava, ma se avesse potuto parlare e raccontare a chi di dovere, altro che dolorini alle ossa..
Alduccio il biricchino, mi sorge anche un dubbio non è che i dolorini alle ossa fu una scusa?

Ciao sciupafemmene

Nou ha detto...

Latin lover si nasce :))

QuanTe ne avrai corteggiate...e amate?!

Un abbraccio Aldo...d'amicizia s'intende, eh! Parliamoci chiaro!!!

:)))

nina ha detto...

Sai che ci sono stata in quegli alberghi di Abano Terme?
Avremmo potuto incontrarci allora! Peccato che ci siamo mancati di un soffio!
Sempre intriganti i tuoi racconti di incontri con le donne, e sempre molto eleganti.
Ciao Aldo!

Ambra ha detto...

Eccomi di ritorno e cosa vedo? Questa volta sono addirittura tre le donne !!!:)

Cri ha detto...

Io non riesco a decidermi: sei tu che riuscivi a trovare sempre donne disinvolte, oppure eri un suadente irresistibile? Oppure ancora i bei tempi andati erano più liberi e disinibiti di quanto mi facevano credere quand'ero bambina e ragazza? E poi mi viene un'altra curiosità, magari birichina: ma tu un'amicizia, un rapporto scevro da maliziose tentazioni, con una donna, non l'hai proprio mai mai mai sperimentata?

osservatore 2012 ha detto...

Lettura molto interessante e divertente!