lunedì 30 marzo 2015

LA PATENTE A 36 ANNI, UNA 600 USATA e poco altro ancora

È l'anno 1966 e, sposati da circa 10 anni, io e mia moglie abbiamo un figlio che ha 7 anni. Lui ha preso da me e, come si usa dire, “tale padre, tale figlio”. Mi somiglia infatti per quanto riguarda le fughe. Io ne feci tre intorno ai 14 e i 15 anni, lui invece è stato più precoce. Fortunatamente le sue mini-fughe si sono interrotte all’età di 9 anni. La prima mini-fuga la esegue a poco più di 4 anni. Un giorno mia moglie va a prenderlo all’uscita dalla scuola materna quando lui, improvvisamente, si divincola dalla sua mano e corre velocemente incontro a chissà quali avventure. La scena è questa: mamma urlante a perdifiato cerca d’inseguire il pargolo ormai distante. Un brav’uomo, captato il SOS, blocca il fuggitivo mentre lo stesso sta scendendo dal lungo marciapiede diretto verso il traffico cittadino. Madre disperata, brav’uomo consolante, bimbetto sghignazzante. Rientrano a casa e che fa la madre? Informa subito il figlio che telefonerà al genitore in ufficio per informarlo di tutto l’accaduto e gli dice queste precise parole: “adesso telefono a papà così viene a casa e vedrai quello che ti succede”. Questa frase, scolpita a chiare lettere sia nella mente della mamma, sia in quella del pargolo, sia infine negli annali della storia, verrà ripetuta credo fino alla maggiore età del bimbo. In definitiva io sono il bau-bau, l’orco nero, il mangiabambini e invece lei che cosa è se non la mammina adorata che non ha mai rimproverato o sgridato la sua creatura?. All’età di 7 anni il pargolo frequenta la II^ elementare di una scuola distante oltre un chilometro da casa. Andata e ritorno, all’entrata (ore 8) e all’uscita (ore 16), lui e un suo compagno di scuola abitante nella nostra stessa via - amici per la pelle - vengono accompagnati dalle rispettive mammine. Un giorno alle 15.10 circa ricevo una telefonata in ufficio. E’ la mammina la quale, quasi piangendo, mi dice - “sai che ha fatto TUO FIGLIO?” - A questo proposito io ho sempre saputo che: “la madre è certa, il padre non si sa”. Perché allora in certi casi è mio figlio ed in altri è nostro ed in altri ancora è suo? Misteri della psiche. Comunque il misfatto compiuto dai due amiconi è stato quello di fuggire dalla scuola alle 15 anzichè attendere l’arrivo delle mamme alle 16, di prendere armi e bagagli e, saltellando allegramente, di tornarsene ognuno a casa propria. Anzi no - mio, tuo, suo, insomma nostro figlio ci ha messo il carico da undici. Se ne va a casa dall’amico, fanno prendere anche alla di lui mamma un grosso spavento e, giocando con la sorellina dell’amico, vedendole sul visetto due guanciotte rosse e molto paffute, esclama: “la pesca”! E le dà un morso sulla guancia. Eccolo chi è il mangiabambini! Fortuna che padre e madre sono nostri amici e, bontà loro, perdonano. Quindi l’ultima mini-fuga. La mammina e il pargoletto sono soliti trascorrere i pomeriggi all’aria aperta, tempo permettendo, nei parchi che distano poco da casa. Questa volta tocca al Parco del Colle Oppio sovrastante la Domus Aurea – Casa di Nerone di fronte al Colosseo. Camminano entrambi, mano nella mano, lungo il vialone che arriva fino al Largo della Polveriera, mia moglie distraendosi nell’ammirare il panorama, mio figlio rovinando le scarpe per prendere a calci i sassolini della ghiàia che copre i vialetti del giardino. Improvvisamente uno di questi sassolini, calciato in aria dal pargolo, nel ricadere va a colpire esattamente un puntino qualsiasi del parabrezza di un’auto che passa proprio nello stesso istante e, scheggiandolo, lo fa diventare una ragnatela. In quest’ulteriore scena, descrittami in seguito, i personaggi si muovono così: l’automobilista infuriato frena bruscamente e scende dall’auto, si avvia verso la mammina che con le mani nei capelli sta quasi per piangere mentre del pargolo-colpevole non c’è traccia alcuna. I due si mettono alla ricerca del fuggitivo, lo scovano nascosto chissà dove – forse a casa Nerone – parlano del fatto che il danno va riparato (e pagato), decidono prima di passare da un meccanico per conoscerne l’entità e poi, dato che la mammina esce da casa sempre con poche lire, di venire da me in ufficio poco distante dal luogo del misfatto. Durante il tragitto il pargolo assilla l’automobilista con la descrizione che fa del proprio genitore, forse gli avrà anche detto che se mi girano posso anche uccidere, chi lo sa. Quello che io vedo quando mi appaiono in ufficio i tre…beh diciamo i due e qualcosa perché il pargolo è completamente nascosto dalla gonna della madre, è una scena da film lacrimevole. Compunti e quasi silènti riescono a stento a dirmi dell’accaduto. Prendo atto, dico poche parole e mollo le lire. I conti con l’automobilista li ho regolati, quelli con i demolitori di macchine altrui lo farò a casa.
***Questi furono alcuni degli episodi che mi indùssero a prendere la patente d’auto e fanno parte del “prima” in quanto ogni volta che il bimbo fuggiva, la mamma chiamava e io con la macchina accorrevo. Dovevo dire e fare qualcosa e invece lo guardavo soltanto. L’episodio però più convincente quello cioè della goccia che fece traboccare il vaso fu il seguente:
È il 10 luglio 1966 una caldissima giornata d’estate ed io, il pargolo e la mammina dovremmo iniziare a pranzare ma lei è ancora indaffarata con qualcosa che improvvisamente le cade di mano e si va ad infrangere sulla parte superiore del suo piede destro. Una caraffa di vetro colma d’acqua le produce un brutto taglio. Perde sangue. Non so perché non mi viene in testa di chiamare l’ambulanza. Cerco qualcuno nel palazzo che ha la macchina e che ci possa portare me e mia moglie al più vicino pronto soccorso. Non trovo nessuno. Mi ricordo di quel nostro amico, il padre della “pesca”. Di corsa vado su, loro pure stanno mangiando ma lui smette subito ed esce con me. Lascio lì mio figlio sperando che non si mangi la “pesca”. Di corsa all’ospedale ed in poco tempo tutto sistemato. Prendo l’estrema decisione. L’indomani mi iscrivo ad una vicinissima scuola guida e seguo tutte le lezioni teoriche con molta attenzione. Un istruttore mi fa fare anche ore di pratica e arriva il giorno dell’esame alla presenza, nella macchina da me guidata, di un funzionario credo della Prefettura. Accanto a me siede l’istruttore. Via, si parte, magari a singhiozzo ma si parte. Dopo una buona mezz’ora di varie grattate nel cambiare le marce, di fanali e marciapiedi evitati per puro miracolo, di inutili tentativi di parcheggio - avanti e indrè non ricordo per quante volte – il funzionario, lui sudatissimo, noi pure, esplode e mi ordina di fermarmi. Tre giorni dopo mi telefona l’istruttore e m’informa che posso andare a ritirare il foglio rosa, anteprima della patente. Ancora oggi mi chiedo: se le patenti vengono concesse ad un incapace come me chissà se è meglio non girare tanto per le strade. Il giorno stesso del “rosa” parlo con un cliente dello studio dove lavoro, proprietario di una società di vendita d’auto usate e a rate. Prendo appuntamento per l’indomani e ci vado accompagnato da mio fratello più piccolo (di 7 anni) lui sì patentato doc. Col “rosa” si può guidare col patentato accanto. Acquisto una 600 che sembra abbastanza in forma e mio fratello mi dice che devo guidare io. Da lì a casa sono circa 10 chilometri e, quando finalmente arriviamo, lui scende mi augura buona fortuna e se ne va credo maledicendo il giorno in cui m’ha detto che m’avrebbe accompagnato. La giornata fatidica arriva. Precisamente il 19 agosto 1966 mi viene consegnata dalla Prefettura di Roma la Patente con la P maiuscola, quella vera.. Domenica prossima si va ai pranzare ad uno dei Castelli Romani. Partiamo verso le 10 a.m., non si sa mai. Allegri come una Pasqua, mammina e il rampollo, tetro come il 2 novembre io. Sto attentissimo a non superare i 20 Km.l’ora benchè i cartelli indichino un numero maggiore, ma non mi riguarda. Riguarda però chi si azzarda a starmi dietro. Tre ore di viaggio senza alcun incidente. Per un percorso di un’ora e non di più credo sia un record, negativo forse. Tutti felici e contenti, meno io che già sto pensando al ritorno.
***Negli anni a seguire non è che la mia guida cambiò di molto. Certo camminavo molto più veloce ma osservavo scrupolosamente il codice della strada come, ad esempio, cedere il passo ai pedoni sulle loro strisce, fermarsi ai semafori quando inizia il giallo e attendere scrupolosamente il riapparire del rosso, non investire animali di qualsiasi tipo e cose del genere. Solo che io frenavo bruscamente tanto che colui o colei che mi seguiva inevitabilmente mi tamponava. Sono stato per un lungo periodo l’incubo degli automobilisti, delle loro case assicuratrici, ma il più apprezzato dai carrozzieri. Almeno una volta ogni 15 giorni ero da loro a rifarmi il paraurti posteriore nuovo o un’altra riparazione qualsiasi. Prima che mandassi la mia cara 600 in pensione, dopo tre anni, nel 1969 ebbi anch’io il mio momento di celebrità tamponando una macchina. Solo che era quella di mio fratello più grande che guidava la sua davanti a me in una strada provinciale. Ci mettemmo tutti a ridere per la stranezza del caso. Lui si era diligentemente fermato allo stop. E gli agenti delle due nostre rispettive società assicuratrici si resero conto della nostra assoluta buona fede e ci rimborsarono il costo delle riparazioni. Sorridendo: chissà perché? Ne avrei altre da raccontare sulle mie doti da automobilista, ma non le rammento più così dettagliatamente come quelle sopradescritte.***
TRANQUILLI, DA 20 ANNI NON HO PIU' RINNOVATO LA PATENTE E NON HO AUTO.

18 commenti:

Tomaso ha detto...

Caro Aldo, questo si che è un racconto che è un piacere leggerlo, è incredibile che nella vita capiti un po di tutto!!! ma il bello è che tutto finisca bene.
Mi dispiace che tu abbia deciso di lasciare la patente che eri ancora giovane, lo sai che io ancora guido e faccio anche dei lunghi viaggi, penso che forse quest'anno di venire in Italia per un paio di settimane.
Ciao e buona settimana santa caro amico.
Tomaso

Paolo ha detto...

Ogni volta che leggo le tue peripezie mi viene da sorridere perchè decisamente ne hai visti di cotte e di crude. Vero che quando i figli fanno guai sono nostri e quando devono essere esaltati non lo sono più... Sono felice che tu non sia più patentato non vorrei trovarmi per Roma e ciao ^_^ scherzi a parte ognuno è portato per certe cose meno per altre...
Un salutone e buona settimana a tutta la famiglia
Paolo

EriKa Napoletano ha detto...

Per fortuna che non l'hai rinnovata!!! Abbraccio e Serena Pasqua!

Ernest ha detto...

ahhhh Aldo quindi l'avventura è proprio una costante della tua famiglia
un abbraccio

paroleperaria ha detto...

Sei troppo simpatico!! :)
Ora sono molto sicura alla guida (ho la patente da quasi 25 anni), ma quando l'ho presa non lo ero per nulla. Non ho mai avuto incidenti, tranne la volta in cui, entrando in una strada dopo una curva, ho urtato una macchina parcheggiata ed ero molto scrupolosa anche io (e lo sono tutt'ora).
Ciao!

Anna Gengaro ha detto...

Chissà se sei uno di quelli che ho mannato a quer paese visto che bazzicavo da quelle parti con un cinquepiotte de quelli coi maniglioni che i miei compagni di liceo mi mettevano per traverso per non farmi uscire dal parcheggio senza smadonnare...(liceo Cavour). A differenza da te riuscivo a far manovra in un fazzoletto. L'unica volta che ho cercato d'insegnare a guidare a mia sorella dopo 10 metri di strada mi è uscito un "..ffrreee....ffrreeee... frena!" seguito da un scendi e guido io!Ancora ci ride.Ciao Aldo, Anna

chicchina ha detto...

Un po movimentato il figliolo,..tale e quale suo padre,l'hai detto tu.
La prima volta che mio padre si è rifiutato di castigarmi,a freddo,fu anche l'ultima di mia mamma,"lo racconterò a tuo padre" e per sfortuna aveva anche mani pesanti..
Poi si cresce,si capiscono tante cose,e si impara a guidare,qualche volta..
Un abbraccio,Aldo,ed una serena Pasqua,con la tua bella famiglia.

Nou ha detto...

Tutto è bene ciò che finisce bene. Divertente e un po'rischioso incontrarti sulla strada. Io se non ho la mia auto, assolutamente meccanica e senza condizionatore (per capire l'epoca) io non riesco a guidare tranquilla. Naturalmente guido solo dove conosco e non mi avventuro in siti sconosciuti se non per sbaglio. Finora mi è andata bene! Le prime volte, come te, ero molto preoccupata del ritorno...
Ciao Aldo, mi sono divertita a leggerti.
Un abbraccio
Nou

robi ciprax ha detto...

La mia prima 600 (con sedili ribaltabili...) me la sogno ancora di notte. Poi ci sono state altre vetture più potenti, ma molto più scomode. E allora mi sono sposato...!
Ciao Alduccio, serena Pasqua a te ed ai tuoi cari. robi

Alberto ha detto...

Veramente bello, dall'inizio alla fine. Sto ancora pensando a "tuo figlio".

Paola ha detto...

Troppo bello questo racconto... da una parte posso dire che non sono solo le donne un pericolo alla guida... hehehehehe
Ciao Aldo caro un augurio per una serena Pasqua a te e famiglia... abbraccione!!!

paroleperaria ha detto...

Buona Pasqua! :)

cristiana2011 ha detto...

Che peripezie! Ma a ricordarle e a scriverle hanno tutto un altro sapore, vero?
Per chi le legge sono uno spasso, tipo le comiche fantozziane.
Buona Pasqua, Aldo!!!
Cristià

Nou ha detto...

Ciao Aldo, buona pasquetta. Sono un po' in ritardo ma ho passato tutto il giorno in lavoro di cuoca e di giardinaggio.
Un abbraccio
Nou

Maria Gabriella ha detto...

Beh, a Roma ci sono talmente tanti mezzi che la macchina non è una cosa indispensabile. A Perugia la macchinuccia te la saresti tenuta stretta stretta...

Mia madre, che ha 89 anni, è rincoglionita (non per l'età, lo è sempre stata), sorda come una campana e coi riflessi pari a quelli di un bradipo, ha deciso di rinnovare la patente e si è fatta operare ad entrambi gli occhi.
Se qualcuno le rinnova la patente, vado là e gli devasto lo studio.

Carlo ha detto...

Ciao Aldo e bentrovato! Trasloco finito e dotato di una nuova connessione a internet, eccomi tornato a leggere i tuoi bei racconti. Questo, come tanti altri da te pubblicati, peraltro mi ricorda esperienze simili del mio passato. Forse ero meno "mbranato", però i timori della scuola guida oppure le prime emozionanti uscite con la 127 rossa che acquistai usata, a 20 anni, (con manubrio sportivo, quello piccolino) sono un ricordo indimenticabile e che questo racconto ha rinnovato.

Però!!!! Tuo figlio ne faceva di cotte e di crude!!!!

Ciao Aldo, buona giornata!!

Costantino ha detto...

Un testo che dapprima strappa un sorriso, poi suscita una riflessione, perché ha la giusta dose di ironia e di saggezza.

@enio ha detto...

io invece avevo la patente a 30 anni ma non avevo i soldi per comperarmi la macchina. Dopo 5 anni mi sono ricomperato la macchina di mio suocero, una mini minor, vecchissima e l'ho guidata per almeno sei anni ancora...poi la prima macchina comperata firmando un quintale di cambiali, una Ford Fiesta di colore blu scuro che mi è durata 15 anni...