domenica 19 aprile 2009

QUELLA VACANZA DEL '71 - (prima parte)

Prologo
Un viaggio in Inghilterra o meglio a Londra in particolare è stato, sin dall’infanzia, il sogno del
mio rampollo. Fu così che nel giugno del ‘71, ultimate le scuole, tanto fece e tanto disse che, dopo una lunga e faticosa battaglia, vinse le mie reticenze e riuscì a convincermi a programmare il viaggio. Una curiosità: a quel tempo lui aveva 12 anni io 41… E questa non è stata, purtroppo, l’unica sua vittoria: altre se ne sarebbero presto aggiunte.

=Mese di luglio dell’anno di grazia 1971 d.c. La decisione fu presa. (per dire il vero a decidere furono, all’unanimità, il rampollo e la mammina…questa è vera democrazia: la maggioranza vince!).
Dunque, ritorniamo allora a quel giorno… si va a Londra! Ma ecco i primi quesiti: come ci si arriva? Esistono varie opzioni: a piedi, con i pattini, in bicicletta, in carrozza, a cavallo, in macchina, in treno, in deltaplano, col pallone aerostatico, in nave (una crociera?…il mio sogno!), oppure in aereo (su quest’ultimo mezzo ho posto il mio veto). Una breve consultazione: chi ha la patente?…io soltanto. Rapidamente viene presa la decisione (da loro due): andiamo in macchina! Sebbene abbia compiuto tre anni appena pochi giorni fa, Celestina (trattasi di una Fiat 1100/R), ha espresso la volontà (pure lei!) di farsi visitare dai suoi specialisti in materia (elettrauto, gommista, meccanico) ed io l’accontento. La ricerca del percorso da fare è un po’ più problematica. Chiedo in giro e riesco a sapere dove si trova un’agenzia di viaggi che si occupa esclusivamente di organizzare vacanze in Inghilterra. Recatomi sul posto indicato mi presta la sua attenzione una distinta signora dall’aspetto giovanile che mi spiega, in italiano ma con un piacevole accento anglosassone, l’itinerario migliore per arrivare a Londra. Mi consegna addirittura un depliant con annessa cartina stradale turistica dove è tracciato minuziosamente l’intero percorso da Roma a Londra. La milady mi fornisce ulteriori dettagli circa la prenotazione da fare sia per il traghetto con il quale dovrò attraversare il Canale della Manica, sia per una camera in un decoroso albergo londinese. Mi suggerisce altresì alcuni preziosi consigli tra i quali anche quello di munirmi di moneta appropriata prima della partenza. Tramite un amico che lavora in banca, cambio un’adeguata quantità di lire italiane in dollari. =Primi di agosto dello stesso anno di grazia 1971 d.c. Finalmente, dice il rampollo, arriva il giorno fatidico: si parte! L’equipaggio del mezzo di locomozione è composto dal primo pilota (pardon: autista) che sono io, dall’assistente addetta anche alla sussistenza, che è la mia metà e dal nostro unico figliolo. Questi, dopo essersi impossessato a viva forza del depliant e annessa cartina, si autonomia subito navigatore con precisi compiti di guida, si installa sull’ampio sedile posteriore e mi affligge elencandomi indicazioni e istruzioni con una continuità impressionante. Percorriamo l’Autostrada del Sole (a quei tempi si chiamava così) a discreta velocità, fermandoci soltanto per questioni impellenti. Tenete ora in considerazione le ripetute sollecitazioni del rampollo che chiede ogni dieci minuti: quando si arriva a…?, quante ore mancano per…? e via discorrendo. Letteralmente stremato, dopo oltre 620 chilometri, ci fermiamo ad Alessandria, in Piemonte, per mangiare un boccone e per cercare di riposare in una piccola pensione. Ma, sia io, per la stanchezza, sia il rampollo, per l’eccitazione, non riusciamo a prendere sonno. L’indomani, dopo una breve colazione, si riparte. Torino, Aosta e il Valico del Gran San Bernardo superato il quale mettiamo ruote e piedi in Svizzera, a Martigny dove il rampollo “deve”, così afferma lui, dare seguito a quello che io definisco “il patibolo del fotografato”: e cioè deve scattare alcune foto-ricordo. Continuiamo il viaggio e …cammina, cammina…no…pedala, pedala…neppure…bè, insomma proseguiamo e arriviamo in Francia dove ci fermiamo per una breve sosta (naturalmente con foto) a Besancon. Il rampollo-navigatore mi incalza (facendomi inca…….re) dicendomi che siamo vicini a Reims quindi ormai non manca molto per Calais dove si trovano i traghetti per la traversata. Lui, con quel depliant e annessa cartina, è già arrivato…A parole!. Da parte mia è perfettamente inutile smoccolare anche perché il rampollo si sente confortato dall’atteggiamento della mammina. Io conto unicamente perché devo guidare. Nei pressi di una strada, ritengo provinciale, troviamo una deviazione per lavori in corso che ci costringe a percorrere una sorta di viottolo di campagna, il tutto in mezzo a una piantagione di non so che tipo e che sembra non finire mai. Fortunatamente mi incollo alle ruote di un’altra auto con targa francese che mi precede e che appare, l’autista, non lei, sicuro di sè. E’ sera inoltrata quando all’orizzonte vedo Calais! Siamo qui con due giorni di anticipo ed il nostro traghetto partirà fra 48 ore. Allora, cerchiamo e troviamo un albergo dove soggiornare. Dopo le formalità di rito entriamo nella stanza che ci è stata assegnata e la mammina, dopo aver esaminato attentamente il letto dove dovremo dormire, afferma categoricamente che le federe dei guanciali non sono pulite sventolandomi sotto il naso alcuni capelli. Discutiamo un po’ e poi decidiamo di andarcene l’indomani. Questa notte dormiamo seduti. Dopo la colazione mattutina decido di fare un tentativo: mi reco al punto d’imbarco dei traghetti per l’Inghilterra. M’imbatto in un giovane dipendente della società di navigazione e gli chiedo, in un uno slang misto inglese-italo-americano (mèmore di quanto appreso durante la liberazione della capitale da parte delle truppe alleate) se esiste la possibilità di anticipare il traghettamento. Lui mi informa che si può fare soltanto se non ho camper o roulotte al seguito; gli dico che al mio seguito ho soltanto una moglie e un figlio ma questo non è un impedimento (secondo lui!). In neppure mezz’ora ci troviamo a bordo. La fuga da Calais è riuscita! Dopo aver sistemato Celestina, saliamo sul ponte del traghetto e ci gustiamo l’attraversamento della Manica. Il rampollo non fa che scattare fotografie! Io continuo a dirgli di sospendere ogni tanto, ma è come parlare alle “bianche scogliere di Dover” (England) che ad un certo momento ci appaiono in lontananza. Esulta il rampollo come farebbe un marinaio di vedetta su una nave in difficoltà gridando a gran voce: “terra, terraaaaa!!!” Celestina ci accoglie nel suo grembo e noi cominciamo le operazioni di sbarco quando veniamo subito stoppati da un’enorme “bobby” che, pur sorridendo, mi fa capire che sto andando per il verso sbagliato. E’ vero! Mi torna in mente uno dei consigli di milady: qui la guida è a sinistra. Il rampollo e mammina sghignazzano ma io fingo di averlo fatto di proposito per vedere come andava a finire. Comunque è meglio che da adesso in poi mi ricordi di questo piccolo particolare. Faccio subito rifornimento di benzina (anche perché qui costa meno) e, seguendo le istruzioni del “navigatore”, imbocco la strada per Londra. Appena vi arriviamo, riusciamo a trovare facilmente il piccolo albergo che ho contattato prima di partire perché si trova in una zona abbastanza centrale: nei pressi di Hyde Park al vertice del quale è lo Speakers Corner (il famoso angolo dei liberi oratori domenicali) e Marble Arch . Parcheggio davanti l’albergo, trasloco famiglia e bagagli nella camera (senza bagno) che ci hanno assegnato e ci mettiamo subito in moto (dico meglio: a piedi!) per visitare la città e dare inizio alla nostra vacanza. Il vialetto dove si trova l’albergo è piacevole, con delle panchine lungo il suo percorso personalizzate, nel senso che su ognuna di esse c’è una targhetta con nome, cognome e una data: devono essere state donate dalle persone che vi sono indicate. Ci troviamo subito in Oxford Street dove noto una fermata dell’”underground”, un negozio che vende anche giornali italiani, una banca: insomma sono, cioè siamo, soddisfatti. Dobbiamo trovare qualche locale dove si può mangiare qualcosa senza incidere troppo sulle nostre sostanze, sia a pranzo che a cena, poiché l’albergo dove soggiorniamo offre soltanto il “breakfast” al mattino. Passeggiando notiamo però che ci sono in giro dei banchetti-carretto che vendono “hot-dog” caldi e alcuni piccoli locali dove si possono acquistare “fish and chips”, oltre a numerosi “pub”,naturalmente. Una mattina siamo andati in uno di questi per prendere un caffè ma hanno impedito al rampollo di entrare perché non aveva l’età e lui è rimasto fuori con un muso così lungo che toccava terra. Avremmo fatto meglio anche noi a non entrarci dato che il “coffee english” somiglia più ad una purga allungata che ad un qualsiasi caffè all’italiana! Quel caffè che continuiamo a chiedere ogni giorno…. La prima giornata londinese terminò alle 21 circa, ora in cui io decido che è meglio rientrare in albergo per il meritato riposo: nessuno si oppose perché eravamo stremati!. Il giorno seguente consumiamo la prima “breakfast” e decidiamo subito che per noi quello non è da considerare come una prima colazione, ma è da paragonare ad un pranzo: tè, milk, bacon, butter, corn-flakes, eggs, orange juice, per di più serviti al tavolo dal proprietario o gestore dell’albergo. Con la pancia piena ci dirigiamo verso la macchina che avevo parcheggiato poco distante il giorno prima e trovo sul parabrezza un foglietto avvolto nella plastica, probabilmente per evitare che si rovinasse in caso di pioggia, nel quale sono riuscito a tradurre che mi è stata appioppata una sostanziosa multa per divieto di sosta. Vado dal proprietario dell’albergo e gli chiedo se mi può indicare un garage vicino per poter posteggiare la macchina per qualche giorno. Mi reco al locale indicatomi e due robusti africaner mi accolgono ben volentieri e mi indicano dove far riposare Celestina, anche ad un costo abbastanza conveniente. (fine della prima parte).

34 commenti:

serenella ha detto...

Che divertente, Aldo. Mi sono espressa come i miei picoli allievi. In effetti tuo figlio era un peperino!Tu avevi una 1100. Noi una 600. Me le ricordo ancora! Bene,sono curiosa di vedere se rientrate in auto o a nuoto....Buonanotte.

Lara ha detto...

Che piacevole lettura, Aldo!
Aspetto (come al solito) il seguito.
Un abbraccio,
Lara

ALEPH ha detto...

Ma il poverino del pargoletto secondo me ci voleva andare da solo a Londra quando ha espresso il desiderio! Mi ha fatto ridere il fatto che siete arrivati 2 gg prima all'imbargo : tipico italiano.Per quanto riguarda la descrizione di coffee, breakfast, fish & chips, non è cambiato nulla dal '71...vediamo mo che vi succede.

stella ha detto...

E poi...?
Aspetto impaziente!

Leanne ha detto...

ma che bello questo racconto di vita vissuta!! :) se penso che adesso c'è il tom tom che fa da navigatore e ai ragazzini per farli stare zitti si da il nintendo che così a loro passa il tempo e non ti chiedono più "siamo arrivati?"...e non definire spazioso il retro di una cinquecento mi sembra un po' azzardato, ma forse al tempo lo era! :)...però gran macchina, per dire! che io sono cresciuta facendo viaggi in una fiesta e non è la stessa cosa!...attendo il seguito.
buona domenica

Valentina

Anonimo ha detto...

Anch' io ci sono stata qualche anno prima (del '71). Stanza con bagno "condiviso" (allora usava/o così). La pulizia non era un loro "hobby" e, quindi, vasca con alta riga grigio/nera di certa origine.
Non ho fatto il bagno (di doccia manco a parlarne) per una settimana. Sono sopravvissuta. Ma ricordo ancora la faticosa organizzazione che ogni viaggio, prima di Internet, richiedeva: lettera ad almeno tre alberghi 2/3 stelle, consigliati per ogni tappa da nota guida, con richiesta di dépliant e prezzi, attesa della risposta, invio conferma al prescelto e disdetta a quelli che si consideravano prenotati dalla mia lettera (anche se non avevano mandato un loro dépliant). Bei tempi!
E' sempre piacevole leggerti ed aspetto la seconda puntata con una domanda: ma gli spaghetti di allora (oggi sanno farli un po' meglio) li avete assaggiati?
Buona domenica, anche senza il sole.

girasole ha detto...

l'anonimo delle 11.45 sono io (girasole) che ... non ho ancora capito cosa scegliere tra
- openID
- nome/URL
visto che, anche da sola, escludo l' opzione "anonimo".
Chissà se va a buon fine questa volta?

il Russo ha detto...

Giornata dedicata ai propri rampolli monticià, sono in attesa di leggere il "sequel"!

il monticiano ha detto...

@serenella: Ho suscitato vecchi ricordi vero? Mi fa piacere. Nooo, mio figlio non era un peperino...era una peste! La tua simpatica curiosità verrà soddisfatta nella seconda ed ultima parte. Buona domenica.

@Lara: E il seguito verrà la prossima volta con la sua seconda ed ultima parte. Un abbraccio anche da me.

@ALEPH: Mi sa che hai ragione visto come in quattro e quattr'otto ha imparato a girare in "underground" da solo.
Credo proprio che nella prossima seconda ed ultima parte (sono riuscito a ricordarmi) saranno inserite le cose più strambe.

@stella: eheheh... e poi...e poi credo venga il bello.

@Leanne: Quanto tempo è passato! Che dici: quali i tempi più belli?
Quelli di allora o quelli attuali?.
Il seguito e la fine arriveranno presto ed insieme.
Buona domenica anche a te.

@Anonimo-girasole: Noi avevamo il bagno fuori dalla camera, sul pianerottolo, in comune con altri ospiti, soprattuto mediorientali ma questo non vuol dire nulla solo che, se non azzeccavi l'ora giusta dovevi fare la fila.
Mi sono guardato bene dal chiedere spaghetti.
L'ho detto...quasi tutti i giorni hot-dog e fisch and chips. Dopo quelle prime colazioni poi, ci bastava ed avanzava. Credo si deve scegliere nome/URL. Comunque poi ci sei riuscita. Bene, qui a Roma non tanto perchè fa freddino e fuori piove.
Buona domenica a te.

@il Russo:non solo una giornata, l'intera vacanza dedicata al rampollo e alla mammina.
Il "sequel and the end together" prossimamente su questo schermo (pardon...blog).

l'incarcerato ha detto...

Mamma mia! Che viaggio, povero Monticiano deve essere stata una tortura!

Comunque mi ricorda il viaggio di Terzani, nel senso che non prese l'aereo perchè un indovino gli disse che ci sarebbe stato un incidente. E così fece un viaggio bellissimo, con la transiberiana. L'aereo è comodo, ma ti evita di fare mille esperienze e conoscenze.

Io un giorno lo vorrei fare.

Un abbraccio!

progvolution ha detto...

Questo che ci racconti è un vero viaggio, con la V maiuscola, colmo di aspetti vitali che il "tutto programmato" non darà mai
Sussurri obliqui

giorgio ha detto...

Non ci posso credere!!!!
Sai dov'ero io nell'agosto del 1971, diciottenne al primo viaggio all'estero senza famiglia appresso? Sì, proprio a Londra con mio cugino coetaneo.
Forse ci scriverò anch'io un post. Mangiavamo nei Wimpy's che era una catena tipo Mc.Donalds, andavamo a Portobello Road e la nostra camera si raggiungeva col metro alla fermata Clapham Common che, in dialetto modenese, ribattezzammo subito cla-fam-comun (quella fame comune) perchè facevamo le acrobazie per mangiare qualcosa coi pochi soldi che avevamo.
Comprai l'LP John Barleycorn must die dei Traffic e, grandissima trasgressione, andavamo nei negozietti a rubare piccole cose.
Grazie del rimando.

Angelo azzurro ha detto...

Ciao Aldo!
Bella Londra, eh? Ti rimane nel cuore...un giorno ti racconterò cos'è successo a me in the land of the Queen...

Aglaia ha detto...

coraggioso a fare un viaggione simile in machina,bello!!!evvai Aldo aspetto il seguito!!;-)))

il monticiano ha detto...

@l'incarcerato: l'aereo non l'ho mai preso e non lo prenderò mai. Vuoi mettere un bel viaggio in treno (la transiberiana poi non ne parliamo,sarebbe magnifico), in nave e anche in macchina tiè.
Molto diverso da quello sopra o tra le nuvole.T'abbraccio anch'io.

@progvolution:Infatti io non farei mai uno dei cosiddetti "viaggi organizzati",specialmente quelli dove durante il viaggio cercano di venderti padelle, tegami e altro ancora,a prezzi "speciali" dicono
loro.

@giorgio:Prego per il rimando. Ma chissà se ci siamo incrociati durante il peregrinare perchè durante i nostri giri abbiamo incontrato parecchi italiani. Siamo stati pure noi oltre che a Portobello Road, sul London Bridge,
immortalati sempre dal "rampollo" ed in tanti altri posti. Solo le montagne non si possono incontrare.
Comunque, malgrado tutto, conservo un buon ricordo (ribadisco malgrado tutto).

@Angelo azzurro: Non vedo l'ora di apprendere del tuo viaggio dalle parti della Queen. Almeno tu l'inglese lo conosci, io parlo appena l'italiano.

@Aglaia: Davvero c'è voluto un bel coraggio a fare quel viaggio anche perchè avevo la continua "tortura del rampollo" il quale era fuori di sè dalla gioia. Presto arriverà la seconda ed ultima parte.

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Non ci crederai, ma pensa che arrivai a Londra verso il 10 luglio, ero davvero giovanissimo e solo. Ho però fatto il volo con un aereo ad elica, da Roma. Pochissimi soldi, senza nessun alloggio prenotato, conoscenza dell'inglese davvero approssimativa, ho fatto anche lo sguattero per mantenermi: tempi eroici!
Insomma, a quanto pare nel 1971 metà dei bloggers nati a quella data eravamo tutti a Londra! :-d

zefirina ha detto...

pensa aldo la mia prima volta in inghilterra è coincisa con la tua, mi hanno mandata in un college ad oxford e poi sono stata tre giorni a londa, chissà magari ci saremo pure incontrati

Kaishe ha detto...

Good morning, dear Aldare'.
Più che un autista (o pilota!) pare il racconto di una vittima sacrificale... Ma secondo me ti sei divertito!!!
E infatti aspetto con tutti gli altri tuoi lettori la seconda parte...

NADIA ha detto...

holaaaaaaaaaaaaaaaaaa
sor Aldo buongiorno......
ma guarda un pò che bel viaggetto a Londra, aspetto impaziente il seguito......un besito!!!
Hasta siempre!!

Elsa ha detto...

mi hai fatto ricordare l'unica ed irripetibile volta che sono stata in Londonnnnnnnnn !!!
Che avventura la Tua:) mi unisco agli altri e aspetto il resto... scrivi talmente bene che è un gioco perdersi fra le righe.
kiss and hug !!!
Elsa

ANNA ha detto...

Tuo figlio è stato fortunato ad averti come papà! Non c'è regalo più grande che si possa fare ad un figlio di portarlo in giro per il mondo :) senti... ma l'autostrada del Sole si chiama ancora così! Almeno noi qui la chiamiamo ancora con quel nome! :))

il monticiano ha detto...

@Vincenzo Cucinotta: Adesso ho capito perchè mio figlio aveva la smania di andare in Inghilterra. A quei termpi metà dell'Italia è "emigrata" in Inghilterra. Lui quando aveva 20 anni c'è ritornato con due o tre amici in autostop su un Tir che è partito da Roma-Scalo San Lorenzo. Giunto a Londra ha fatto anche lui lo sguattero, naturalmente.

@zefirina: sicuramente ci siamo perlomeno incrociati.
E poi tu in college ad Oxford!. Complimenti. Come andavano le cose con Cambridge?

@Kaishe: Hallo Milady. Non ti dico che divertimento! Te ne accorgerai nella seconda ed ultima parte!

@NADIA: Hola buenas dias.
Alla faccia del bel viaggetto!
Non lo potrò mai dimenticare.
dos besitos.
HASTA SIEMPRE!!!

@Elsa: Quello che mi ha distrutto è stato il resto!
Un ricordo indimenticabile.
Anch'io kiss and hug (ho dovuto prendere il dizionario d'inglese per capire che voleva dire!).
Comunque grazie.
aldo.

@ANNA:Certo, però se la vacanza durava un'altro po' chissà che cosa sarebbe rimasto del papà e poi, diciamoci la verità, è lui che ha portato in giro me.
Per l'autostrada io sento che la chiamano A1...A1...mi sbaglierò,mah

Punzy ha detto...

Uff, mi hai fregata un'altra volta..mo' mi tocca leggere pure il seguito!!!

La Mente Persa ha detto...

Io lo so che ne hai combinate di cotte e di crude mentre il rampollo in realtà se ne stava tranquillo :)
Attendo il seguito
gio

ALEPH ha detto...

Uffa però Bardo,te si pexo dee comedie a puntate de na volta : una ogni setimana! Sgrigate!

Tua madre Ornella ha detto...

Aldo,
Un forte abbraccio e un bacio
Ornella

amatamari ha detto...

'Mo che famo? Artri tre ggiorni???

Aoooo sbrigateeee...

:-))

il monticiano ha detto...

@:Punzy: E' il sistema migliore per tenere te e altri blogger "avvinti come l'edera". Do you remember this song?

@La Mente Persa: Sì, sì, aspetta la seconda ed ultima parte così poi mi dirai se il rampollo stava tranquillo al suo posto.

@ALEPH: se io ti dicessi che non ho capito 'na mazza di quello che m'hai scritto nel commento tu ti offenderesti? Ma che dialetto è?

@Tua madre Ornella: malgrado tutto hai sempre un pensiero anche per me. Grazie e ricamnio il forte abbraccio.

@amatamari: compatibilmente con le operazioni in corso cercherò di abbreviare i tempi.

Le Favà ha detto...

:D il metodo "ci vediamo dopo la pubblicità per gli aggiornamenti" alla studio aperto funziona :P

Ora aspetterò il sequel u.u Tsk!

NADIA ha detto...

holaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
SOR ALDO buongiorno .....
un abbraccio e un besito!!!
hasta siempre!!!!

Pietro ha detto...

insomma hai fatto da coiffeur a due turisti...

luly ha detto...

Io aspetto, con ansia, la seconda parte: ci vediamo a Piccadilly Circus?!?
Un abbraccio, Aldo:)
P.S. Londra è stupenda, bellissima. Ci sono già stata due volte prima di laurearmi in lingue e ci ritornerei altre mille!:)

la signora in rosso ha detto...

arrivo ora...naturalmente aspetto anch'io il seguito!
Mi hai fatto ricordare, viaggi lunghissimi in macchina..io partivo da Venezia attraversavo la (ora ex) Jugoslavia per arrivare in Grecia e il tutto con una skoda...bei tempi
Un abbraccio

il monticiano ha detto...

@Le Favà:ma perchè mi devi paragonare a quel tale studio? Paragonami a qualsiasi altra trasmissione, anche alla prova del cuoco se vuoi. Comunque fra meno di un'ora metto il sequel.

@NADIA:Hola, sei smpre molto affettuosa, grazie dei saluti.
HASTA SIEMPRE!!!

@Pietro:Ecco, vedo che hai centrato il punto: loro sono stati i veri turisti e io avevo ssolo 'a fatica'.

@luly: bella Piccadilly Circus.In certe giornate, quando era bel tempo, sembrava l'ombelìco del mondo, piena di gente e noi, per "ordine del rampollo" dovevamo passarci quasi ogni giorno. Fai bene a volerci ritornare.

@la signora in rosso: effettivamente i lunghi viaggi in auto hanno un non so che di fascinòso (non tanto per chi guida). La skoda! Vent'anni fa un mio vecchio amico,molto più grande di me, non potendola più guidare mi voleva regalare la sua vecchia skoda. Lo ringraziai ma rifiutai perchè, a parte le spese per mantenerla, avevo anche difficoltà a guidarla per quanto era grossa.