venerdì 27 febbraio 2009

L'ESTATE DEL 1943 A ROMA

Io c’ero, non avevo ancora 13 anni ma sognavo tante cose tra le quali quella di andare al mare.
Proprio così ma tutti dovemmo smettere di andarci.
Eppure il mare l’avevamo vicino, ad Ostia, distante circa 27-28 Km, poco più di 30 minuti di treno dalla stazione della ferrovia Roma-Lido vicino Porta S.Paolo, luogo dove si svolse in seguito un episodio che in molti ricordano.
“Tutti ar mare, tutti ar mare
con il treno popolare”… etc.
Sono alcuni dei versi di una vecchia canzone romana.
Quello che appresi in seguito fu che i bombardamenti degli anglo-americani avevano distrutto i binari di quella ferrovia, la stazione di Ostia, lo stabilimento balneare “Roma” e molto altro tanto che, nel timore di uno sbarco del “nemico”, furono costruiti sul litorale degli sbarramenti in cemento armato e disposta l’evacuazione della popolazione civile da quella zona.
I bombardamenti a Roma ebbero inizio proprio nel periodo che andava dal luglio del ’43 al 14 agosto dello stesso anno quando Roma fu dichiarata Città aperta. Proseguirono però nei paesi intorno alla città, specialmente ai Castelli Romani.
La guerra stava lasciando un brutto segno su noi tutti specialmente su chi viveva, o meglio cercava di sopravvivere, nelle piccole e grandi città. C’era molta insicurezza e insofferenza in giro: fame, paura e povertà regnavano sovrane.
Quello era l’anno in cui dovevo ultimare la scuola media inferiore ma quasi per l’intera durata di quel periodo scolastico io e tre miei compagni di classe dei quali ricordo ancora il nome pensammo,
male e da incoscienti, di dedicarci ad altro. Non frequentammo più la scuola dove eravamo stati iscritti dato che trascorrevamo il tempo libero “rubato agli studi” trastullandoci nei luoghi dell’antica Roma sul colle Palatino. Fummo tutti regolarmente bocciati.
I bombardamenti a Roma sui quartieri Tiburtino, Prenestino, Casilino, Tuscolano e Nomentano, culminarono il 19 luglio ’43 nel tragico bombardamento del quartiere San Lorenzo dove ci furono migliaia di morti e feriti. Io e la mia famiglia abitavamo nei pressi del Colosseo, rione Monti, e non ricordo di aver sentito fragori di esplosioni probabilmente perché nostra madre ogni volta che suonava la sirena dell’allarme ci conduceva di corsa al ricovero antiaereo.
Un giorno, verso l’ora di pranzo, l’allarme risuonò almeno sei o sette volte tanto che invece di andare al vicino ricovero, scendemmo nella cantina del nostro fabbricato che a tutto poteva servire meno che a ripararci neppure da un semplice mortaretto. Il pensiero, quello mio e penso anche quello dei miei fratelli, andava però al piatto di pasta e legumi che avevamo lasciato fumante sul tavolo nella stanza da pranzo nell’attesa di essere divorato, ma per nostra madre la priorità era andare a rifugiarci.Finalmente nel primo pomeriggio gli allarmi cessarono e per me il ricordo di quel 19 luglio fu sempre legato oltre che all’episodio della pasta e legumi anche al fatto che quando dovetti uscire da casa, credo per acquistare qualcosa dal vicino fornaio, assistetti al passaggio di un tram proveniente da San Lorenzo dal quale esalava un pessimo odore di bruciato di qualcosa poco gradevole che non seppi definire e che per molto tempo mi rimase nelle narici. Credo che proprio quel bombardamento sia stato uno dei motivi, se non il principale, per il quale il 25 luglio, sempre del ’43, si verificò la “caduta del fascismo”. Se non ricordo male la notizia fu diramata per radio il giorno dopo ed il giorno dopo ancora, 27 luglio (arresto del duce), mentre di primo mattino ero intento a fare colazione in cucina con mia madre vicino sentii rientrare a casa mio padre che sventolava con la mano la prima pagina del principale quotidiano di Roma annunciante a titoli cubitali il festoso evento. Io presi la palla al balzo e, senza capire esattamente il significato di quell’avvenimento, sgaiattolai da casa e m’intrufolai in uno dei numerosi cortei di persone che festeggiavano sbandierando il vessillo tricolore recante al centro lo stemma di casa Savoia e gridando “viva il re e abbasso il duce” mentre a forza di picconate smantellavano ogni sia pur piccolo simbolo del fascismo che fu. E pensare che io e mio fratello più grande dovemmo fare obbligatoriamente tutta la “carriera” di quell’epoca: figli della lupa a 4 anni, poi balilla, poi ancora balilla moschettiere e sempre in camicia nera.
Un episodio di quel tempo fece comprendere a molti che i fascisti non fossero del tutto rassegnati né scomparsi. Me ne resi conto personalmente perché vi assistetti affacciato alla finestra di casa.Alcuni giorni dopo il 25 luglio due papà di miei coetanei, inquilini nel fabbricato dove abitavamo anche noi, ingaggiarono uno scambio di revolverate contro un paio di fascisti rifugiatisi in una delle aule della facoltà d’ingegneria che confinava con la nostra strada. Per prima cosa non avevo mai saputo che quei due nostri coinquilini erano antifascisti e per di più in possesso di armi poi però mi domandai che cosa poteva significare quella piccola “battaglia”.
Quando ad agosto del ’43 fu dichiarata Città Aperta a Roma si respirava una certa tranquillità. L’8 settembre di quell’anno fu firmato l’armistizio tra il governo italiano e l’esercito anglo-americano, ma il giorno dopo ci fu la fuga da Roma dei reali d’Italia. Tutti si dissero che la guerra era ormai terminata invece il 10 settembre ci furono aspri combattimenti, con morti e feriti tra i soldati e i civili italiani, i quali si opponevano all’ingresso delle truppe tedesche a Roma, sia a Porta S.Paolo, il più importante, che in altre località della periferia cittadina.
Invece la guerra purtroppo continuava…era cambiato il nemico!
A 65 anni di distanza da quel periodo ricordo, “per fortuna”, soltanto poche cose. Intanto a volte mi sono chiesto e mi chiedo ancora, ma…i miei tre fratelli che facevano? I due più piccoli rispettivamente di 6 e 9 anni probabilmente erano tenuti a bada da mamma mentre il più grande, 15 anni, dove s’era andato a cacciare?Un giorno o l’altro glielo chiederò. Sta a vedere che magari me l’ha pure detto ma chi se lo ricorda. Il tredicenne, vale a dire io, squaglionsi dal nido (licenza poetica), sia pure ad intervalli e per brevi periodi.
Mi ricordo un altro episodio verificatosi il 9 settembre, guarda un po’ il giorno del mio 13° compleanno. L’edificio nel quale abitavamo sin dal giorno della nascita di mio fratello più grande , 1928, confinava ad una distanza di pochi metri con un altro edificio abbastanza moderno per quell’epoca abitato quasi esclusivamente da gerarchi fascisti e loro sottoposti che aveva persino un nome: “palazzo Balbo” quadrùnviro della marcia dei fascisti su Roma. Ad un certo punto di quella giornata, se non ricordo male primo pomeriggio, sentimmo il rumore forte e continuo di numerosi colpi d’arma da fuoco. Prima che nostra madre ci facesse correre al riparo riuscimmo a capire che si trattava di spari provenienti dall’ultimo piano del vicino “palazzo balbo” e diretti verso la piazza antistante il Colosseo dove s’era fermato un piccolo carro armato leggero, italiano, dal quale un soldato, sempre italiano (si capiva dall’elmetto), rispondeva al fuoco con l’aiuto di un cannoncino. Anche questa battaglia non durò molto perché il carrista riuscì a centrare le finestre dalle quali erano stati sparati i colpi iniziali. Un passo indietro: nostra madre ci fece sì riparare ma anziché scendere in cantina considerata la rapidità dell’accaduto, si attaccò alle mani di noi quattro fratelli e ci fece fermare, lei compresa, sotto una specie di muro maestro che divideva un corridoio di casa dalla cucina solo che la finestra di questa cucina affacciava sul cortile interno del nostro fabbricato confinante con altri di questi tra i quali anche “palazzo balbo” e quindi abbiamo potuto veder sfrecciare numerosi proiettili che non riuscendo inizialmente a centrare le finestre in questione colpivano quelle di un altro edificio. Insomma l’importante fu che, centrato l’obiettivo, gli spari terminarono con l’esito finale delle “due finestre colpevoli” distrutte rimanendo tali per molti anni. Venimmo a sapere dopo qualche tempo che quasi tutti gli abitanti di quel palazzo se la diedero a gambe lasciando campo libero a gran parte dei cittadini confinanti i quali trafugarono tutto il possibile. La severità (o il timore) dei nostri genitori c’impedì di partecipare.
Quelli dopo il 10 settembre furono giorni tremendi sia per l’occupazione nazista e le malefatte dei fascisti sia per le numerose questioni legate alla sopravvivenza.
Tutto cominciò a migliorare dal giorno della liberazione di Roma da parte degli anglo-americani ma io non sono mai riuscito a dimenticare quel periodo dell’estate del ’43.
(prossimamente “LA PRIMAVERA DEL 1944 A ROMA”)

32 commenti:

giorgio ha detto...

Beh, questa volta hai superato te stesso e mi hai fatto venire i brividi. Io sono nato nel 1952 e ho sempre pensato di essere stato fortunato a nascere a guerra finita. Mentre leggevo il tuo post mi sembrava di rileggere "La Storia" di Elsa Morante, che racconta proprio quel periodo. Grazie mille per questi ricordi preziosi.

catone ha detto...

Reali e sani ricordi non di una leggenda, ma di vita vissuta. ricordi che mi hai fatto toccare con mano, pur non avendoli vissuti. Una testimonianza che lascia ammutoliti. Un saluto

Le Favà ha detto...

Aldo, mi hai lasciato senza parole. E vorrei scriverti che il post è bellissimo, ma sarebbe di una banalità assordante. Mi hai segnato con una lettura.
E come dice catone, sì, lascia ammutoliti. ammutoliti con rispetto.

Kaishe ha detto...

Aldare'... non mi viene altra parola che "grazie"...

Da piccola io andavo per le case del paese a chiedere ai "testimoni" che mi raccontassero come si era vissuta la guerra nel nostro piccolo e isolato paese.
Invariabilmente finivo per farmi prendere dall'emozione e abbracciavo i MIEI amici (erano sempre uomini... le donne si dicevano indaffarate e mi rimproveravano del tempo che perdevo e facevo perdere).

Quindi questo tuo racconto è proprio uno dei regali più belli che riesco ad immaginarmi.
La storia che diventa VITA...

Grazie, davvero!

serenella ha detto...

Se penso che quello che scrivi, è realmente accaduto....mi manca il respiro. Mio padre, del'28, viveva in un villaggio dell'abbruzzo, e mi raccontava di quella volta che i tedeschi lo misero al muro, dopo aver fatto scavare a lui e gli altri, la fossa. Mia madre, a bari, ha vissuto molto meno la guerra.I bombardamenti si...Tu, nalla capitale...hai provato di tutto. I tuoi sono racconti, anzi testimonianze preziose, autentiche pagine di storia. Buona giornata monticiano.

il monticiano ha detto...

@giorgio

@catone

@Le Favà

@Kaishe

@serenella

Spero non vi dispiaccia se vi unisco nel commentare il commento che ciascuno di voi ha lasciato su questo post.
Il fatto è che mi avete fatto sinceramente commuovere e ve lo dico senza che mi debba vergognare per ammettere questa mia debolezza.
I veri ricordi di questa mia vita vissuta, sia pure del tutto personale, hanno lasciato in me, come in altri è logico, delle tracce indelebili di quel periodo.
Vi ringrazio. Le vostre sono parole
che mi confortano e mi aiutano nel proseguire a raccontarvi alcuni miei ricordi.

Lara ha detto...

Aldo davvero hai raccontato un pezzo di storia "vera" e sembrava di viverla.
Grande ammirazione per tua madre.

Grazie di cuore
Un abbraccio,
Lara

NADIA ha detto...

Hola Alduccio, GRAZIEEEE!!!
Veramente grazie di cuore, per un pò mi è sembrato di sentire mio padre quando mi raccontava quel triste periodo........in cui lui ha perso la mamma proprio sotto un bombardamento......
Ti abbraccio fortissimo Aldo!!!
besito!!!!

zefirina ha detto...

leggere le tue parole è tutta un'altra cosa rispetto a studiare queste vicende sui libri, mio figlio Alessanro si fa sempre raccontare dalla mia prima suocera il bombardamento di san lorenzo, lei c'era e le crollo la casa addosso, proprio perchè è curioso di sentirlo raccontare da chi l'ha vissuto sulla propria pelle

Rouge ha detto...

C'è bisogno di ricordare Aldo, per far capire cos'è una guerra. Io poi adoro le storie vissute, adoro la Storia.
A proposito della guerra e del fascismo ricordo cosa mi ha detto il nonno della mia bella. Poche semplici parole: "questi che parlan tanto di fascismo e come si starebbe bene.... che provino un po' loro!"
Considera che ha trascorso 14 anni sotto le armi, facendosi le campagne d'Africa e di Russia.
Oggi ha 97 anni e li porta da dio, e in più ricorda e tramanda.
C'è bisogno di questo, c'è bisogno dei tuoi ricordi.

marina ha detto...

grazie di questo racconto di vita e di storia che mi dà il sapore della mia città poco prima che io nascessi! sono dell'ottobre del 43
grazie amico mio!
marina

il monticiano ha detto...

@Lara

@NADIA

@zefirina

@Rouge

@marina

Nel leggere i vostri affettuosi e generosi commenti risulta evidente il fatto che non sono il solo a ricordare certi personali episodi della propria vita, alcuni piacevoli altri meno.
Proprio quello che è capitato a me tornando indietro nel tempo.

Angelo azzurro ha detto...

Testiominianza preziosa del vissuto e ricordi indelebili che non lasceranno mai il tuo cuore! Che emozione sentirli!!

l'incarcerato ha detto...

Grande Aldo, sono contento che tu abbia riportato questa tua storia che io , chissà perchè, conoscevo già! ;)

l'incarcerato ha detto...

ps io ti ringrazio per queste storie. Noi ci lamentiamo, eppure te sei riuscito a sopravvivere anche a quei tempi. Alla fame, quella vera, alla guerra, vedendo la morte in faccia, alla dittatura.

pierprandi ha detto...

Io sono un privilegiato, figlio degli anni70 e delle domeniche senz'auto, e non posso nemmeno immaginare quanto sia tremendo vivere un esperienza del genere...Ma ti ringrazio per rendermi partecipe dei tuoi ricordi. C'è bisogno di gente come te per non dimenticare. Un caro saluto

Punzy ha detto...

aldo, i tuoi ricordi sono oro, preziosi ed inestimabili.
grazie di averli condivisi con noi tutti

Aglaia ha detto...

mi hai riportato alla mente i racconti di mia madre,il fischio delle bombe,le sirene la paura che provava per quel maledetto "Pippo" che sorvolava Mantova e loro via nei rifugi.....
mi dispiace abbiate vissuto questo e ci siano ancora adesso persone che debbano sopportare questo incubo...
un abbraccio.

♥gabrybabelle (^..^) ha detto...

Sai Monty mi si sono rizzati
" i pili" penso sempre a chi ha avuto esperienze simili e a come puo'poi comportarsi nella vita-Ritengo che non per tutti sia uguale e sopratutto come non sia facile-Ricordo mia nonna qualche volta che ci raccontava di questi episodi,ma lei lo faceva in modo che noi nipoti non ci struggessimo-Io so' che ho passato l'infanzia avendo paura della guarra-Pur essendo nata in anni lontanti anche dalla fine della guerra,in anni di "meraviglioso boom"per l'italia, io ero terrorizzata e le suore dove studiavo ci mettevano il carico da 90° nel ricordare quei tempi-Trovo comunque che chi ha memoria come te DEVE SEMPRE RIBADIRE E RICORDARE e raccontare ai nipoti cos'erano quei tempi-
I balilla????chissa' perchè a me pare di vivere in un lungo
de-jaovou che presto tornera' questo perchè ai giovani di oggi NON si insegnato,
spiegato,raccontato, nulla di quel periodo e anche chi lo ha fatto e lo fa ancora oggi , credo lo faccia con poco impegno,altrimenti non si spiega tt questa massa di demeneti ventenni e cui metterei in ruota anche i trenta/35 enni che ragionano come i pischelli,pensano solo all'oggi e alle futilita' che questi tempi offrono,cioè il vuoto aminiotico di cervellini ini ini.
Ciao Monty grazie dei tuoi ricordi,ravvivano i miei,differenti MA uguali e servono a farmi dire e pensare con fermezza a NO NO NO a tutti i personaggi che girano in politica con strane nostalgie fasciste-

il monticiano ha detto...

@Angelo azzurro

@l'incarcerato

@pierprandi

@punzy

@Aglaia

@gabrybabelle

I vostri appropriati e graditi commenti mi convincono sempre di più ad affermare che quanto viene da me ricordato sia servito e serva per far comprendere ai più che cosa ha voluto e vuol dire fascismo, dittatura, guerra, paura, rovine. E quando dico di rovine sottolineo che non si trata soltanto di cose materialii che diventano macerie ma anche e soprattutto di ciò che viene distrutto nell'animo, nel corpo e nella mente di ogni essere umano.

solopoesie ha detto...

CIAO!!!

Ti porto un invito
Il 4 Marzo giorno del mio compleanno come ogni anno farò una bellissima festa "VIRTUALE" con torte e spumante per tutti gli amici di blogger
spero che verrai a portarmi i tuoi auguri,
TI ASPETTO.
IN ATTESA TI DICO GRAZIE ANTICIPATAMENTE
( `˜.¸*C*˜
`˜.¸ )**I*˜
( `˜.¸***A*˜
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( `˜.¸*****!!**˜
LINA


HELLO!

upupa ha detto...

veramente ti sei superato....è una pagina che dovrebbero leggere tutti..la storia con te è veramente diventata vita vissuta.Chissa perchè i signori della guerra non ricordano più queste cose?

Anonimo ha detto...

E' un racconto straordinario,di una vita vera,vissuta,grazie Monticiano!

un caro saluto,
aria

Buba ha detto...

è una delle poche volte che leggo "la storia" da una testimonianza vera e non dai libri di scuola.... mi ha commosso.... certe cose penso che non si dimentichino facilmente

La Mente Persa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
La Mente Persa ha detto...

Bella il racconto di questa esperienza.

Strano, quel passato "lontano" per chi non lo ha vissuto direttamente è rimpiombato con prepotenza nella nostra vita. Ora come mai prima, i fatti accaduti nel 43 dimostrano la loro importanza nel determinare lo scenario attuale.
gio

il monticiano ha detto...

@solopoesie

@upupa

@Anonimo

@Buba

@La Mente Persa

Purtroppo la storia si ripete e sembra che, quella passata, non insegna niente a nessuno.
Chi, avendo vissuto quella storia sulla propria pelle e la porta a conoscenza delle generazioni successive il più delle volte non viene creduto se non, addirittura,
messo a tacere anche con modi bruschi o ascoltato con insofferenza.
L'assenza della libertà e della pace, la presenza invece della dittatura, della guerra, della fame
sono una iattùra.

solopoesie ha detto...

:-)))) monticiano

alla mia festa vieni addirittura già col tovagliolo???hahahah!!!!
dai!!!! che figgura mi fai fare?
perchè credi che io non li abbia i tovaglioli?.-((((

Che vieni in frac è x me un onore!! Chisà che non fai colpo su la signora in...ROSSO.

Anzi voledoti fare da ....RUFFIANA sai che faccio?
ti assegno la poltrona vicino.vicino a lei...
poi da cosa nasce cosa!!!hahaha!!!

TI ASPETTO!!!!

Ingegnere ha detto...

Complimenti per il post
Ciao

Tua madre Ornella ha detto...

Complimenti Aldo,
nei tuoi racconti sei così umano..
un bacio
Ornella

cometa ha detto...

Caro Aldo, arrivo per ultimo perché sono un po' in arretrato con le letture in questo periodo ;-)
Mi piace molto quello che hai scritto, sembra proprio di rivivere quelle giornate con gli occhi del regazzino che eri.
Noi vorremmo garantire ai nostri figli la vita, la sicurezza, il futuro; questo è ciò che oggi ci preme di più. Fa impressione pensare alla estrema incertezza della vita durante il fascismo e la guerra: la fame, i bombardamenti, la guerriglia urbana: le minacce costanti.
Ma anche la bellezza di certe cose: andare a mare, la pasta e legumi fumante, giocare liberi in mezzo alle rovine.
Ho la fortuna di avere un figlio che apprezza assai questo genere di piaceri della vita, eppure, per non essere totalmente emarginato dai compagni di scuola, dovrebbe averci il cellulare supermoderno, guardare i reality e le trasmissioni comiche idiote, vestirsi con capi firmati.
Non so tirare bene le somme, in fondo alle cose che ho scritto, ma forse un poco mi avrai capito, vero Aldo?
Ora passo al sèguito. Ciao, cometa

amatamari ha detto...

Leggerti mi ha portato alla memoria la voce di mio suocero - ogni tanto interrotta dagli interventi di mia suocera - ed il suo raccontare di questi episodi.
L'ho sempre stimato ma quando mi parlava dei bombardamenti, della fame, della "guera" riusciva davvero ad incantarmi, anche perchè nonostante il suo narrare toccasse eventi tragici riusciva a mantenere un senso dell'ironia tipicamente romano.
Grazie per la tua testimonianza: per tutti noi che quegli eventi non li abbiamo vissuti è un insegnamento.