giovedì 4 ottobre 2012

ANCH'IO SONO STATO BAMBINO

Per quello che ricordo lo sono stato dai cinque ai dodici anni, più precisamente dal 1935 al 1942; poi gli eventi successivi mi hanno fatto crescere molto rapidamente per vari motivi. Penso che al giorno d’oggi i dodicenni sanno molto ma molto più di quando io avevo la loro età. Dal ’42 al ’48 sono diventato un’altra cosa. La guerra, i bombardamenti, la fame, l’occupazione nazi-fascista, quella successiva degli “alleati”, la disoccupazione e chi più ne ha più ne metta hanno inciso sul mio comportamento. Non solo il mio, penso.
All’età di cinque anni presi la laurea in medicina e due schiaffoni, più un ulteriore supplemento.
A quell’epoca abitavo al terzo piano di un fabbricato piuttosto vetusto e casa mia, all’interno 11, confinava a sinistra con l’interno 12 e a destra con l’interno 10 che a sua volta confinava con l’interno 9. Lì al 9 avevamo due camere e mezzo, un lungo corridoio ed un cesso – né bidet, né vasca e neppure doccia - talmente piccolo che si trovava all’esterno dell’appartamento nell’angolo di una piccola loggetta che dava sul cortile del fabbricato medesimo. Dall'interno 9 ci trasferimmo all’interno 11, leggermente più grande ma con il cesso in casa, sempre però solo water e lavandino. L’interno 9 fu affittato ad una famiglia composta da cinque persone: padre, madre e tre figlie femmine che avevano all’incirca l’età di noi quattro fratelli.. Una di loro, la più piccola, aveva la mia stessa età, 5 anni, e quindi eravamo diventati amici per la pelle e giocavamo tutti i giorni sul pianerottolo davanti le nostre rispettive dimore. Questo perché, essendo ancora troppo piccoli, non potevamo andare a giocare nel cortile e neppure in strada. Accadde che un giorno, mentre io e la mia coetanea eravamo seduti sui gradini della scala comune che conduceva a tutte le abitazioni, rigorosamente davanti i nostri appartamenti, le proposi di fare un gioco che andava molto di moda: il dottore e l’ammalata. Lei mi disse che le faceva male qua, là, sopra, sotto e io allora la visitai scrupolosamente, forse anche troppo, tanto che, entrambi presi dal gioco, non ci accorgemmo dell’arrivo della sua mamma che ritornava dal mercato. Si scatenò il finimondo. I primi due schiaffoni li ricevetti io a titolo probabilmente del pagamento del mio onorario, gli altri però non raggiunsero la destinazione voluta in quanto l’ammalata si era andata a nascondere chissà dove. Mentre io mi disperavo le due mamme, la mia e l’altra, erano lì che discutevano per sapere a chi andava attribuita la colpa di quanto era accaduto. Alla fine decisero entrambe che c’era un solo colpevole: il dottore. Cioè io! Dopo di che ricevetti un supplemento d’onorario per la visita medica effettuata. Non vidi l’ammalata per parecchio tempo, evidentemente era guarita.
Trascorsero i giorni, i mesi e gli anni. Noi tutti crescevamo, ma frequentavamo comitive diverse. Circa tredici anni dopo quel giorno fatidico la famiglia dell’interno 9 traslocò altrove.
Negli ani successivi, dopo sposato, io mia moglie e nostro figlio si andava tutte le domeniche al vicino mare di Roma, Lido di Ostia, sempre nello stesso stabilimento balneare dove rimanevamo fino al pomeriggio inoltrato, pranzando nel ristorante del medesimo stabilimento. Fu così che una domenica dell’estate del 1967, non ricordo giorno e mese ma l’anno sì, ero appena uscito dalla cabina dove ero andato ad indossare il costume da bagno, quando vidi uscire dalla cabina accanto alla nostra una bagnante, alta poco più di me e, credo, della mia stessa età. Abbronzata fino all’inverosimile indossava un bikini microscopico. La seguivano un paio di bambine e un uomo, forse il marito. Mi passò accanto, non mi degnò di uno sguardo e neppure mi riconobbe: io invece sì! Era l’ammalata, la mia paziente di troppi anni prima. Dottore e ammalata capitolo chiuso, purtroppo.
Torno indietro negli anni bambineschi nel corso dei quali mia madre m’insignì di un titolo, non nobiliare. In pratica un nomignolo: “lisceo”, dato che ogni volta che suonava qualcuno e veniva a trovarci gente io correvo in gabinetto e cercavo disperatamente di lisciare sulla nuca un ciuffo ribelle. Non ci sono mai riuscito. Un altro nomignolo me l’affibbiò una mia zia, sorella di mia madre, la quale, ancora signorina, venne a stare da noi. Eravamo già in sei, con lei sette, per poi diventare otto, quando si sposò e nove quando le nacque il primo figlio. Tutti felicemente abitanti in quel piccolo appartamento! Alla zìetta, così la chiamavano noi, prima di sposarsi, le piaceva portarmi con sé a passeggiare e mi chiamava “ciciornia” perché a ma piaceva fare il cicio, diceva lei. Coccolavo e mi facevo coccolare volentieri.
Entrambi i due nomignoli, lisceo e ciciornia, mi rimasero incollati addosso perlomeno fino ai 15-16 anni se non di più.
In qualche occasione particolare, quando era possibile, mia madre cucinava l’abbacchio, vale a dire l’agnello, ma quando questo accadeva, prima di sedersi a tavola io andavo da mia madre intenta a predisporre le porzioni per tutti e le dicevo, piagnucolando, che non volevo mangiarlo perché l’agnello era troppo piccolo.
Sempre nel corso di quel periodo 1935-1942 divenni protagonista di altre vicende. Ne ricordo perfettamente almeno due.
1^) Durante le feste natalizie mia madre, siciliana di non so quante generazioni, prima di sposarsi non ancora diciottenne, aveva lavorato in un laboratorio di pasticceria assai rinomato in buona parte della Sicilia. La sua specialità erano i famosi cannoli siciliani. Lei se ne stava ore e ore in cucina dove per prima cosa preparava la crema a base di ricotta, zucchero, scaglie di cioccolato, pezzettini di canditi e non so più che altra leccornia, la metteva in una zuppiera di ceramica e la riponeva nella parte inferiore di una grossa credenza in cucina. Poi si accingeva a preparare il cannolo vero e proprio, operazione molto delicata e difficile, ma non per lei. Io, non appena sentivo venire dalla cucina quell’odorino molto speciale, mi appostavo nei pressi con fare indifferente e, approfittando di un momento d’assenza o di distrazione di mia madre, mi avvicinavo alla credenza, aprivo uno degli sportelli inferiori, infilavo una mano e mi appropriavo di una bella manciata di crema senza curarmi delle tracce che lasciavo. Le reazioni di mia madre quando si accorgeva del furto erano tremende.
2^) La guerra e i primi tempi del dopoguerra erano difficili per quanto riguarda la reperibilità di molti alimenti e tra questi lo zucchero. Avevamo in cucina due piccoli vasi rettangolari di fine porcellana di Baviera, bianchissimi con tanto di disegnino azzurro dipinto sul davanti e le scritte Caffé in uno e Zucchero nell’altro. Ma erano entrambi spesso semivuoti. Un giorno ero seduto al tavolo di cucina per fare colazione e, mentre mia madre si era allontanata per fare qualcosa, io presi il vaso dello zucchero, letteralmente vuoto, e con un cucchiaio raschiai con una certa forza il fondo del vaso stesso tanto che lo bucai. Apriti cielo. Ricordo le corse dentro casa con mia madre che cercava di prendermi, ma non ci riuscì. Forse voleva abbracciarmi? Chissà?
Ad ogni modo il cimelio è tuttora conservato in casa di mio fratello più grande. Entrerà a far parte di una mostra in un museo. Almeno credo.
Sì, sono stato anch’io bambino ma forse anche un po’ pestifero.

30 commenti:

Ernest ha detto...

ancora un grazie Aldo per quello che ci racconti!

Enrico Bo ha detto...

Aldo e chi non ha giocato al dottore ehehhehe!

Cri ha detto...

AHAHAHAHAHAHAH, ti hanno pagato caro e salato, esimio luminare XD

(i cannoli siciliani! Io adoro i cannoli siciliani! Tu avevi una mamma pasticcera che faceva i CANNOLI SICILIANI?)

Cicioso, poi, lo sei stato e lo sei tuttora ^^

cristiana2011 ha detto...

Questi tuoi racconti sono preziosi 'pezzi' di storia italiana.
Pestifero? Noooo, amabile e simpatico tale e quale ad ora.
Cristiana

riri ha detto...

E chi non lo è stato un pò pestifero?Aldo, è sempre bello leggere la tua vita i tuoi ricordi e mi fai venire in mente di quando mi arrampicavo sugli alberi e poi avevo paura a scendere e del dottore..bè non ne parlo in pubblico:-))Baci

Adriana Riccomagno ha detto...

I bambini sono fantastici proprio perché sono un po' pestiferi! Grazie per questo bel racconto :-)

rosy ha detto...

Non ho mai messo in dubbio che anche tu sei stato bambino e che bambino!
Personalmente non ho mai giocato al dottore anche perchè in collegio mancava la materia prima:))

Attraverso i tuoi ricordi sempre cosi trainanti ci fai fare anche a noi un balzo indietro.

Ciao mitico bambino!

Abbraccione

cipralex1 ha detto...

caro Aldo,
vorrei essere un regista per fare dei racconti della tua vita il più tenero dei film.

A proposito di lauree in medicina, devo dirti che sono sempre stato convinto, specialmente da bambino, che la visita dal ginecologo la dovesse pagare il ginecologo.....

Sempre grazie per i sorrisi che ci dai. robi

keiko ha detto...

Carissimo, ogni tuo racconto mi trasporta in un film!
Grazie Aldo,
Un abbraccio:))

Nou ha detto...

Aldo, ci riporti indietro nel mitico mondo dell'infanzia. L'infanzia è il tempo più bello della nostra vita, un tempo perfetto senza dubbi e incertezze. Peccato che non ci lasciassero viverla in pace...e certo, non potevano, dovendo insegnarci a diventare adulti.Quanti "queste cose non si fanno!" ci sono stati rimbrottati. Poi da grande scoprivi che fare le stese cose con il dovuto riserbo era consentito.
Un abbraccio
Nou

Blogaventura ha detto...

Quando passo di qui trovo un amico che mi racconta cose belle e importanti... sembra quasi di sentirti parlare. Un abbraccio, Fabio

Tiziano ha detto...

Ciao Aldo certo non eri proprio un angioletto, anche a mè avevano tolto le ali
buona serata
Tiziano.

David Pierrot Coppari ha detto...

In questa settimana ho visitato due blog ed entrambi che ricordano la bontà dei cannoli.
Anche mia nonna era sicula di Messina trasferita con mio nonno a Macerata dopo sposata; da piccolo ricordo era il lavoro faticoso di assaggiare tutte quelle prelibatezze...
Eppure mi viene difficile pensarti bambino :D
Bonne soirée Aldo.

nucci massimo ha detto...

E' piacevole star bene dopo che si è letto qulcosa di bello.
Ciao Aldo.

Tina ha detto...

Sono venuta a vedere un altro film e che film ;-))

Ti leggo e vedo le immagini, di questo passo sentirò anche le voci.

Notte buona adorabile Sornione de mi vida ;-))

Adriano Maini ha detto...

Certe "monellerie" erano diffuse anche tra i bambini del dopoguerra avanzato. Piuttosto, mi fai pensare al mio amico Gianfranco, un po' più giovane di te, che ha nitidi ricordi di certi orrori locali della guerra.

zicin ha detto...

E' davvero molto piacevole leggerti... dovevi proprio essere un simpatico "bambino" e se il buongiorno si vede dal mattino... la tua verve e il tuo humor c'è tutto intero
Buon fine settimana

Ibadeth ha detto...

Che belle storie che racconti, Aldo!

Ambra ha detto...

Che divertente questo tuo post. Quello che scrivi diverte, perché tu hai forte il senso dell'autoironia.
Tutti abbiamo giocato al dottore e qualche volta l'abbiamo scampata, i genitori non si sono accorti di nulla, contrariamente a quello che è capitato a te, piccolo bambino!
Aldo, ma sai che non riesco ad immaginarti bambino?:-)

@enio ha detto...

mio nipote a 12 anni, chiede il permesso al padre di uscire la sera con la sua bella, che avendo la sua età, dovrà fare la stessa cosa con i suoi...

Pupottina ha detto...

essere pestiferi fa parte dell'essere bambini.
la tua infanzia è un racconto intenso che si fonde con la storia italiana in un affresco emozionante del tempo

Fra ha detto...

e ci credo che ti mangiavi la ricotta dei cannoli... è buonissima!! che belle le tue storie :)

Zio Scriba ha detto...

Io bambino lo sono tutt'ora, e quasi nel dirlo mi sento in colpa, perché so che se fossi nato ai tempi tuoi sarebbe stato impossibile, o comunque assai più difficile...

upupa ha detto...

I tuoi sono racconti sempre emozionanti...è un piacere leggerli!!!!!
un abbraccio

Sandra M. ha detto...

Davvero...chi non ha giocato al dottore alzi la mano. Ho un ricordo un po' più traumatico...forse perché il dottore aveva 13 anni e l'ammalata (io) aveva 5 anni. Traumatico non tanto per il gioco, davvero innocente, quanto per la inadeguata e spropositata reazione degli adulti.
Sai che anche io rubacchiavo il ripieno per i tortellini che mia nonna , solo ed esclusivamente sotto Natale,riponeva tra due terrine di ceramica, al fresco (niente frigorifero, allora) ..non so come facesse, se ne accorgeva sempre. Una volta mi rincorse per tutta la casa: avevo rovesciato nel letto un po' della cenere dal padellino delle braci che si infilavano nel letto per riscaldarlo; non mi prese. Mi beccò il giorno dopo: io avevo messo da parte il ricordo...LEI NO!
Un abbraccio Aldo, sono tornata e pian piano riprendo a bloggare.

zefirina ha detto...

non avevo dubbi, sei "vivace" anche ora!

nonno enio ha detto...

i bambini sono tutti un pò vivaci e mai pestiferi.Se non si agitano stanno male... hanno l'argento vivo addosso. A me mi rincorreva mio padre e spessissimo mi prendeva e allora erano sberloni.

leggerevolare ha detto...

dovresti leggere..."diario delle cose perdute" di Guccini

AlessandraLace ha detto...

che magnifico racconto, mi hai fatto ritornare bambina, anche io ero pestifera! mia mamma mi rincorreva per tutta la strada in cui abito con la scopa, anche lei voleva prendermi, per abbracciarmi?!! non ci avevo pensato!!! un abbraccione

nina ha detto...

Ciao Aldo, è bello leggere i tuoi ricordi che come in una reazione a catena scatenano quelli di chi legge (io me ne sono appuntati due tre che voglio a mia volta condividere)
Un saluto
Nina